Si è aperta giovedì nella capitale francese la conferenza internazionale dei paesi donatori per l’Afghanistan. E si è aperta con l’ennesima richiesta del presidente afghano Ahmid Karzai di nuovi e cospicui fondi per la ricostruzione civile, sociale ed economica del paese. Karzai ha chiesto 50 miliardi di dollari ma è una cifra che difficilmente sarà raggiunta, anche se gli Usa, in piena crisi di credibilità internazionale, ne hanno promessi già 10. Le critiche al governo Karzai riguardano la capacità di spendere in modo efficace i soldi già promessi e stanziati [pochi, per la verità] e di costruire un credibile percorso politico che possa portare a un miglioramento della situazione nel paese. D’altra parte, però, nemmeno i paesi donatori hanno una strategia diversa da quella seguita negli ultimi sette anni e che non ha prodotto i risultati sperati. Il ruolo militare della Nato e l’enfasi sugli aspetti muscolari della presenza internazionale in Afghanistan non sembrano essere in discussione, nonostante gli appelli, anche provenienti dalle organizzazioni sociali afghane, a rivedere il rapporto tra spese militari e ricostruzione civile, così come l’intero processo di definizione dei progetti di ricostruzione, che facilmente vengono usati per rafforzare clientele politiche legate al governo di Kabul. Il mandato di Karzai scade l’anno prossimo e il periodo elettorale che si avvicina rischia di diventare un’ulteriore causa di violenze.
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