Non era stata, una volta tanto, un’incursione israeliana a scatenare l’esplosione che a Beit Laihya, nel nord della Striscia, ha ucciso sette persone, compresa una bambina di appena quattro mesi. Hamas ha dovuto ammettere che l’esplosione è stata causata dalle sue milizie, che si stavano preparando – secondo quanto scrive la Bbc – a una non meglio precisata operazione militare. Hamas aveva inizialmente accusato Israele, dicendo che l’esplosione era stata causata da un’incursione aerea israeliana, ma Tel Aviv ha negato ogni coinvolgimento. «Membri delle brigate Ezzedim al Qassam si stavano preparando per un’operazione di Jihad», ha dovuto quindi ammettere il braccio armato del movimento islamista palestinese. Sei miliziani sono morti nell’esplosione, che ha ferito altre 50 persone, compresi 15 bambini. Un edificio è stato completamente distrutto e altre dieci case attorno al luogo dell’esplosione hanno subito gravi danni. Il governo israeliano non ha ancora deciso se fidarsi delle trattative mediate dall’Egitto oppure prepararsi all’offensiva militare che il governo – sollecitato dai vertici delle forze armate – ha comunque messo in cantiere. Ieri, infatti, i caccia israeliani hanno colpito nella Striscia, uccidendo quattro presunti miliziani di Hamas.






