Bush lascia Roma e pensa a Teheran

Con il colloquio di trenta minuti con Benedetto XVI si è conclusa la visita di George W. Bush a Roma. Il presidente Usa è atteso a Parigi, per l’ultima tappa del suo tour europeo. Come previsto, il papa e Bush hanno espresso grande «sintonia» sulla difesa dei «valori morali», considerati dall’inquilino uscente della Casa bianca, un pilastro della guerra contro il terrorismo almeno quanto le portarei e i bombardieri stealth. Da Sarkozy, il presidente Usa ripeterà quello che ha detto a Berlusconi e Napolitano, che, cioè, l’Iran rappresenta un pericolo reale e immediato per la pace mondiale. Anche se, finora, l’amministrazione statunitense non è riuscita a trovare contro il governo della repubblica islamica nemmeno uno straccio di prova sull’esistenza di un programma nucleare militare. Il governo italiano, intanto, dopo la figuraccia dell’esclusione dal Gruppo di contatto che sta trattando il dossier nucleare iraniano, ha per ora risposto solo assecondando le richieste statunitensi e Nato in Afghanistan. L’Iran, però, sarà un nodo ineludibile, perché Bush sembra aver intenzione di alzare il tono anche per tirare la volata a McCain contro Obama e perché la fedeltà atlantica del governo Berlusconi sarà messa a dura prova dal fatto che l’Italia è uno dei migliori partner commerciali di Teheran, soprattutto nel settore energetico e dell’estrazione del gas naturale.

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