Continua in Bolivia la saga delle nazionalizzazioni

All'inizio di giugno il presidente Evo Morales ha stabilito per decreto che le azioni della Transredes, un'impresa controllata dalla Shell e dalla Ashmore, passino allo stato. L'accordo con le multinazionali è stato impossibile.

Scaduto il termine per trovare un accordo consensuale per la cessione delle azioni della Transredes allo stato, il governo boliviano ha emanato il 2 giugno un decreto per riacquisire unilateralmente i titoli azionari, prevedendo una compensazione di 48 dollari ad azione. A quasi tre anni dalla storica elezione del gennaio 2006, il governo boliviano di Evo Morales continua la sua campagna di nazionalizzazioni in nome del popolo. Dopo idrocarburi, energia, telecomunicazioni, pochi giorni fa ha promulgato un decreto per riacquisire le azioni dell’impresa petrolifera Transredes con la quale, nonostante la scadenza del termine di contrattazione, il governo non è riuscito a raggiungere un accordo per la cessione di almeno metà delle azioni, come previsto dal decreto di nazionalizzazione. Il 2 giugno scorso il presidente Morales ha disposto il ritorno nelle mani dello stato la totalità delle azioni della Transredes – impresa che costruisce condotte per il trasporto degli idrocarburi e che è controllata dalla Shell Gas [ramo della multinazionale anglo-olandese Royald Dutch Shell] e dalla britannica Ashmore. Per acquistare ciascuna delle azioni la Bolivia pagherà, secondo quanto previsto dal decreto, una cifra pari a 48 dollari. Morales ha ricordato che l’impresa è accusata – con prove consistenti – di essere coinvolta in attività politiche volte a ribaltare il governo boliviano e ha reiterato che «sono benvenuti i dirigenti e le imprese che vengono nel paese per lavorare, non per cospirare contro la democrazia e contro il governo nazionale».
La riacquisizione di Transredes fa parte di un pacchetto di nazionalizzazioni decretato il 1 maggio di quest’anno, a due anni di distanza dal primo decreto di nazionalizzazione degli idrocarburi che risale al 1 maggio del 2006.
Il mese scorso il governo aveva raggiunto un accordo con l’impresa Andina, controllata dalla Repsol, e aveva disposto l’acquisizione forzata delle azioni di Transredes, Chaco e Clhb fissando un termine di un mese per le negoziazione e ottenendo, prima della sua scadenza il 30 maggio scorso, il raggiungimento di un accordo soltanto con la Chaco e la Clhb ma non con la Transredes. Da quanto si evince dalle indiscrezioni, la Shell sarebbe stata disposta a cercare un accordo, mentre la Ashmore avrebbe opposto una totale indisponibilità a trattare.
Il presidente dell’ente nazionale boliviano per gli idrocarburi Ypfb, ha nominato nei giorni scorsi Gary Daher nuovo presidente di Tranredes, e ha affermato contestualmente che il decreto garantisce la stabilità e continuità dei lavoratori assunti.
Morales ha assicurato che il processo di nazionalizzazioni continuerà fino a quando non saranno state recuperate tutte le risorse naturali che ancora rimangono nelle mani dei privati. Inoltre, ha ammonito le imprese petrolifere che operano sul territorio boliviano a investire quanto previsto dai singoli contratti nella manutenzione degli impianti e nel compimento delle misure per il rispetto delle norme ambientali. Il capo di stato ha riconosciuto che per il paese è importante contare su imprese che si associno nelle varie attività estrattive, ma ha precisato che tali imprese dovranno operare sul territorio «come soci, non come padroni» .
Il ministro per gli idrocarburi Carlos Villegas ha spiegato che il Governo ha utilizzato tutti gli strumenti in suo potere affinché fosse possibile giungere a un accordo consensuale anche con la Transredes, che però ha rifiutato ogni offerta opponendo la ferma indisponibilità a rinunciare al controllo del consiglio di amministrazione.

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