E infine Londra. Il tour europeo di George W. Bush non poteva che concludersi al numero 10 di Downing street, la sede dell’ufficio del primo ministro britannico. Dove non c’è più Tony Blair, il fedele alleato delle avventure irachene, ma il suo successore Gordon Brown. Il capo del governo di Sua maestà britannica, però, non vuole far rimpiangere il suo predecessore e quindi si è prontamente unito a Bush per un duetto per nulla temperato: tema, l’Iran, l’ossessione di questi ultimi mesi di presidenza Bush. Nella conferenza stampa finale, Bush e Brown hanno ripetuto che l’Iran deve accettare «la partnership» offerta dalla comunità internazionale o «affrontare l’isolamento». Cosa sia questa «offerta» è chiaro: rinuncia al programma nucleare e a quello che per la Casa bianca è il «ruolo di destabilizzazione in Medio oriente». I vertici della repubblica islamica, però, hanno già detto a Javier Solana, capo della diplomazia dell’Unione europea, che il porgramma nucleare andrà avanti, perché è solo a scopo pacifico. Brown si è impegnato a chiedere ai paesi dell’Ue di inasprire le sanzioni contro Teheran, in particolare per le esportazioni di greggio e di gas naturale.
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