Cacerolazos a Buenos Aires e in molte altre città del paese. Cortei e blocchi di strade e ormai più di un mese di agitazioni e proteste contro la politica agraria del governo di Fernanda Kirchner. La protesta agraria argentina, scatenata dalla decisione del governo di aumentare le tasse sulle esportazioni agricole di grano e soia, non solo non accenna a placarsi ma anzi sta aumentando di intensità e rischia di trasformarsi in un movimento capace di mandare in tilt la Casa rosada. Sabato scorso a Gualeguaychù, epicentro della protesta nella provincia di Entre Rios, la polizia ha arrestato Alfredo de Angeli, leader locale degli agrari. La reazione non si è fatta attendere e i trattori hanno bloccato la città. Anche se non viene normalmente catalogata tra le proteste «della fame», perché ad agitarsi sono soprattutto i coltivatori più ricchi, la sommossa argentina rientra nelle conseguenze sociali della crisi mondiale dei prezzi agricoli. Il governo ha infatti deciso di aumentare le tasse perché i prezzi alti di grano e soia [l’Argentina è il primo produttore mondiale di soia, in gran parte ogm] hanno fatto crescere il reddito degli esportatori e quindi – dice il governo – si tratta di una misura di redistribuzione della ricchezza. Gli agrari non ci stanno e minacciano di azzerare i trasporti di cibo verso Buenos Aires, trasformando la protesta contro il governo in uno scontro sociale.






