Gaza aspetta la tregua per tornare a respirare

Scatta giovedì alle 6 di mattina la «sospensione» delle ostilità tra Hamas e Israele. Una vittoria diplomatica dell'Egitto ma anche un banco di prova per la credibilità del movimento islamico palestinese. E per la volontà di pace israeliana.

Così è tahdiyya, pausa, tregua. Da giovedì mattina, alle 6, le armi dovrebbero tacere nella Striscia di Gaza e sul suo cielo. L’accordo, raggiunto dopo settimane di trattative indirette mediate dall’Egitto del presidente Hosni Mubarak, prevede due fasi. La prima è la verifica della capacità di Hamas di coinvolgere tutti i gruppi armati attivi nella Striscia nella sospensione delle ostilità contro Israele, in particolare del lancio di razzi Qassam contro Sderot e Ashkelon. In questa prima fase ci sarà una parziale riapertura di alcuni valichi di confine, per allentare la morsa economica che ha portato la povera economia di Gaza al di sotto del livello di sussitenza. La seconda fase, invece, dovrebbe essere concentrata sulla liberazione del caporale Gilad Shalit, rapito nel 2006 e presumibilmente nelle mani della Jihad islamica o del braccio militare di Hamas, le brigate Ezzedim al Qassam. Assieme alle trattative per l’eventuale liberazione di Shalit – che è vivo, come dimostra una lettera recapitata qualche settimana fa alla famiglia – ci dovrebbe essere anche la riapertura dei valichi principali, compreso quello di Rafah, tra la Striscia e l’Egitto. La seconda fase dovrebbe iniziare tra una settimana, con un nuovo round di trattative sempre in Egitto. Assieme alla liberazione di Shalit, si dovrebbe discutere pure quella di alcune centinaia di prigionieri palestinesi nelle carceri israliane [che ne «ospitano» circa undcimila].
La tahdiyya, che non è una vera e propria tregua, dato che i due interlocutori non vogliono riconoscersi, reciprocamente, è un triplo salto mortale. Difficile e delicatissimo, soprattutto perché, con la minaccia di una possibile offensiva militare israeliana, se la tregua dovesse saltare, dalla sua riuscita dipende la vita quotidiana di un milione e mezzo di palestinesi che vivono nella Striscia. Le condizioni economiche sono precipitate da quando Israele ha dichiarato Gaza «entità nemica» e ha attuato il blocco economico che ha sollevato le proteste internazionali. E’ un salto mortale per Hamas: il movimento islamista palestinese si gioca, ancora una volta, la propria credibilità, interna e internazionale. Perché il successo della tahdiyya dovrebbe anche rilanciare il dialogo con l’Anp e magari mettere fine a mesi di scontri inter-palestinesi. E’ un salto per il governo israeliano di Ehud Olmert, che – alle prese con le accuse di corruzione – potrebbe trovare proprio dall’arcinemico la linfa per continuare ad esistere, nonostante le critiche dei movimenti di destra e dei partiti religiosi. E magari aiutare Bush a costruire il fronte arabo che servirebbe per lanciare la guerra all’Iran. Non bisogna dimenticare, infatti, che oltre alla tregua con Hamas, Israele sta discutendo con Damasco per arrivare, forse entro breve, a un «accordo complessivo di pace», che dovrebbe comprendere anche la restituzione del Golan. E’ un salto mortale anche per l’Egitto di Hosni Mubarak. L’autoritario e inamovibile presidente, al potere da oltre un quarto di secolo, ha enormi problemi interni. Alle rivolte contro il caro-vita, infatti, si sommano le critiche per la politica ester,a troppo prona, secondo i movimenti di opposizione, Fratelli musulmani in primis, agli interessi degli Usa e di Israele. Mubarak, che vorrebbe lasciare in eredità a suo figlio Gamal un paese sotto controllo se non proprio stabile, ha bisogno di tirare un po’ il fiato. E si mormora che il prezzo della mediazione tra Israele e Hamas – politicamente molto rischiosa – sia un pacchetto di aiuti economici per alleviare le difficoltà dell’economia egiziana.
Quali che siano le ragioni tattiche e strategiche dietro la tahdiyya, comunque, è una buona notizia, di quelle rare in Medio oriente. Resterà da vedere se, come spesso accade in questa regione, anche una buona notizia possa marcire nel giro di pochi giorni, fino a trasformarsi nel suo esatto contrario.

Tags assegnati a questo articolo: Gaza, Israele, Palestina

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