Un numero «cospicuo» – secondo i vertici militari della Nato – di soldati dell’Alleanza atlantica e dell’esercito nazionale afghano hanno lanciato un ampio attacco nella regione di Kandahar, nel sud dell’Afghanistan, per «espellere» dalle zone attorno alla città i guerriglieri talebani. Secondo i portavoce militari, almeno 400 guerriglieri opererebbero nel distretto di Arghanbad, dove i talebani avrebbero occupato alcuni villaggi. Le operazioni militari sono concentrate nella zona tra il fiume Aghanbad e la periferia di Kandahar, da dove migliaia di civili sono in fuga per evitare di restare intrappolati negli scontri. Secondo la Nato, le truppe di terra – internazionalie e afghane – sono appoggiate anche da elicotteri d’attacco e aerei da combattimento, ma finora «ci sono stati solo contatti di importanza secondaria». Ovvero, è possibile che di fronte allo spiegamento di muscoli dell’Alleanza, com’è accaduto altre volte, i guerriglieri ripieghino per dispersi e poi tornare a colpire. Di certo c’è, comqune, che dopo il vertice di aprile a Bruxelles e dopo la conferenza dei paesi donatori a Parigi, la scorsa settimana, la Nato non sembra intenzionata a modificare la propria strategia in Afghanistan. La risposta militare rimane la prima, e spesso l’unica, opzione, con scarsa attenzione alla ricostruzione civile, che invece, secondo le Ong afghane e internazionali, è l’unico modo per togliere alla guerriglia il consendo di cui gode. L’attacco contro Kandahar potrebbe essere il «battesimo del fuoco» per le nuove regole d’ingaggio del contingente italiano, decise pochi giorni fa dal governo Berlusconi.
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