Mentre l’intera Europa cerca di uscire dall’impasse irlandese, Silvio Berlusconi ha deciso di non stare a guardare e dare una mano. «Serve un drizzone», ha dichiarato oggi Berlusconi all’assemblea della Confcommercio, prima di raggiungere Bruxelles dove si svolgerà il Consiglio europeo. «Vado in Europa – ha aggiunto il primo ministro – a dare il nostro contributo alla costruzione europea. Trovo l’Europa arretrata rispetto a due anni fa». Così l’Italia proporrà al Consiglio europeo «di approvare il Trattato di Lisbona in modo tale da avere il sì di 26 Stati membri, mentre l’Irlanda dovrà dare una risposta alternativa». Una posizione che accomuna la maggior parte dei 27, dalla Spagna alla Germania o alla Francia.
Oggi comunque, di fronte al fioccare di proposte sul come uscire dalla crisi, il presidente della Commissione europea José Barroso ha dichiarato che l’Irlanda potrà riflettere fino al Consiglio europeo di ottobre e allora dovrà proporre una soluzione per superare il «no». «Abbiamo convenuto sul fatto che la decisione degli irlandesi deve essere rispettata – ha detto Barroso, al termine di un incontro con il premier irlandese Brian Cowen – ma che anche il diritto degli altri stati membri di tenere una propria posizione sul Trattato deve essere rispettato». Inoltre, ha proseguito il capo dell’esecutivo comunitario, «siamo convinti della necessità di trovare il modo per andare avanti l’Europa insieme e uniti».
Intanto questa sera, nell’ultimo Consiglio prima della presidenza francese che inizierà il primo luglio, Nicolas Sarkozy proporrà che gli irlandesi rivotino sul Trattato di Lisbona, proprio come nel 1993 e nel 2001 quando rivotarono sul Trattato di Maastricht e di Nizza.
E l’Unione europea deve fronteggiare anche le proteste dopo l’approvazione idi eri della direttiva sui rimpatri, che sistematizza le espulsioni, proroga a 18 mesi il periodo di detenzione nei Cpt per i migranti irregolari e prevede il divieto di reingresso in Europa per cinque anni. «L’unica conseguenza del rafforzamento delle misure di sicurezza per lottare contro la cosiddetta ‘immigrazione clandestina’ è stata finora un aumento dei morti sulle rotte dei migranti. I parlamentari europei devono saperlo: avendo approvato la ‘direttiva sui rimpatri’ contribuiscono indirettamente alla morte di nuove persone» dichiara all’agenzia Misna Hicham Rachidi, esponente della società civile marocchina e del ‘Gruppo antirazzista di difesa degli stranieri e dei migranti in Marocco’ [Gaddem].
Secondo Raymond Yoro Bi Ta, presidente dell’Associazione interafricana per la promozione e la difesa dei diritti dei rifugiati e richiedenti d’asilo [Aipdrda] con sede in Benin, «i colonizzatori europei sono venuti fino alle zone più remote del mio paese natale, la Costa d’Avorio; perché noi africani non dovremmo poter andare in Europa e avere la possibilità di trovare un lavoro e una vita migliore?». «Chiediamo ai nostri governi – aggiunge Yoro Bi Ta – di non firmare alcuna intesa con l’ Europa sul rimpatrio dei migranti, alle aziende di trasporto e agli agenti della dogana di non accettare gli espulsi: il contrario sarebbe un tradimento».
Quanto all’allungamento della durata di detenzione, è molto chiaro uno dei medici del Cpt di Corso Brunelleschi a Torino, il dottor Francesco Musolino, che ha dichiarato a Redattore sociale: «Già un periodo di 2 mesi, come quello attualmente previsto, crea situazioni psicologicamente molto difficili: gli stranieri vogliono andarsene, o tornare a casa, o comunque uscire. Prolungare il tempo di permanenza? 18 mesi no. Impazziscono». E dalla Francia, paese alla punta della politica razzista nei confronti dei migranti, il ministro dell’immigrazione e dell’identità nazionale Brice Hortefeux ha dichiarato che il numero di migranti irregolari ricondotti alla frontiera in Francia è aumentato dell’80 per cento nei cinque primi mesi del 2008 rispetto al 2007: 14660 persone.
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