Il Tribunale dei popoli esamina il caso dei wayuu

In Colombia, una serie di udienze del tribunale permanente dei popoli mette sotto accusa le multinazionali che puntano a impossessarsi delle risorse naturali dei territori indigeni. Uno di questi è la Guajira, dove vivono e lottano i wayuu.

Il 18 e il 19 giungo si è celebrata a Cabo de la Vela nella penisola nord orientale colombiana della Guajira, la pre-udienza del Tribunale permanente dei popoli [Tpp] dedicata allo sterminio dei popoli indigeni colombiani. L’udienza si situa nell’ambito della sessione straordinaria del Tpp dedicata alla Colombia, che si concluderà a luglio e che fa parte delle sessioni concentrate sulle violazioni compiute dalle multinazionali.
L’udienza finale del capitolo Colombia si terrà a Bogotà dal 21 al 23 luglio, dopo aver portato a termine 17 udienze preliminari e 6 udienze specializzate, fissate per analizzare i singoli casi sottoposti all’attenzione della giuria. I casi sono divisi in settori [agroalimentare, petrolio, miniere, biodiversità, servizi pubblici e crimini contro le popolazioni indigene] in ciascuno dei quali verranno giudicati i comportamenti di 27 imprese transnazionali, tra cui Coca Cola, Nestlé, Chiquita Brands, Oxy, Repsol e Drummond. Alcune di queste imprese operano appunto in Guajira. Invasa da esercito e paramilitari, la Guajira è una regione colombiana ricca di risorse. Per la popolazione l’arrivo dei megaprogetti e delle multinazionali ha costituito una minaccia non solo per la salvaguardia della cultura tradizionale ma per la stessa sopravvivenza delle comunità residenti. Pur essendo oltre 200 mila, gli indigeni wayùu hanno infatti sofferto conseguenze gravissime a causa delle politiche di sfruttamento delle ricchezze naturali del territorio. Dai primi anni settanta, data di arrivo delle imprese del carbone, le comunità locali hanno conosciuto una progressiva e inesorabile escalation di violenze, che ha portato all’uccisione ed alla sparizione di centinaia di abitanti della zona.
Oltre alla miniera a cielo aperto più grande del mondo, el Cerrejon, sono presenti sul territorio un imponente gasdotto, un treno per il trasporto del carbone fino alla costa e alcune megadighe che contribuiscono a rendere difficile l’approvvigionamento idrico.
Oltre ad essere uno dei popoli più numeroso del paese, i wayùu sono anche l’unico popolo indigeno matrilineare colombiano. Le donne hanno un ruolo di prim’ordine: sono loro ad avere la responsabilità dell’organizzazione sociale e dell’iniziativa politica. Da alcuni anni lavorano instancabilmente sul campo diverse organizzazioni di donne che si battono contro l’impunità e per la difesa dei territori. Una di esse, la Forza delle Donne Wayùu, ha inaugurato nel settembre scorso – grazie ad A Sud ed al Comitato Piazza Carlo Giuliani – una sede per l’organizzazione, intitolata appunto a Carlo Giuliani, che sorge in un luogo altamente simbolico per la lotta del popolo. «Come popolo siamo titolari di diritti consacrati nella costituzione politica dello stato come nelle convenzioni internazionali – spiega una delle leader – e contemporaneamente abbiamo il dovere di difendere i nostri territori e la nostra cultura per garantire la sopravvivenza delle generazioni future. Per queste ragioni chiediamo allo stato ed al governo colombiani di rispettare l’articolo 7 della costituzione e la Convenzione 168 dell’Organizzazione internazionale del lavoro, così come tutti i trattati nazionali e internazionali che garantiscono la promozione, la protezione e la difesa dei diritti dei popoli indigeni».
Sulle violazioni subite dal popolo wayùu è stato chiamato a giudicare il Tpp. Il verdetto finale, pur non avendo valore giuridico, rappresenta un mezzo per dare visibilità ed attenzione internazionale ad un tema spesso trascurato: quello del genocidio indigeno in Colombia. La Onic – Autorità di governo indigeno della Colombia, assieme alle autorità ed alle organizzazioni del popolo wayùu, ha convocato per l’occasione i popoli indigeni limitrofi e i movimenti sociali colombiani ed internazionali a partecipare all’udienza per manifestare solidarietà al popolo wayùu e per preparare dell’udienza finale di luglio, per la quale si aspetta una massiccia partecipazione di organizzazioni sociali, comitati di appoggio e stampa internazionale.

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