Sembrava che l’accordo, siglato meno di un mese fa tra i partiti libanesi, avesse evitato il pericolo di un ritorno alla guerra civile. Invece, in meno di 48 ore, almeno tre persone sono morte negli scontri tra sunniti [filo-governativi] e alauiti [opposizione] nella città di Tripoli, nel nord del Libano. Gli scontri sono avvenuti tra il quartiere sunnita di Bab Tibbaneh e quello alauita di Jabal Mohsen e i testimoni raccontano di distributori di benzina dati alle fiamme, case assalite, colpi di kalashnikov e civili in fuga. Secondo alcuni, sono state usate anche bombe a mano e mortai. L’accordo tra il campo governativo [guidato dal partito di Saad Hariri, figlio dell’ex premier Rafiq ucciso in un attentato il 14 febbraio di tre anni fa] e quello delle opposizioni [guidate dal leader del partito sciita Hezbollah, Hassan Nasrallah] non ha ancora portato alla formazione del governo di unità nazionale che avrebbe dovuto essere la via d’uscita istituzionale alla peggiore crisi interna libanese degli ultimi venti anni.
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