Un detenuto di Guantanamo non per forza è un nemico combattente

Una corte statunitense, per la prima volta, ha respinto la classificazione iuris et de iure secondo la quale un detenuto di Guantanamo è un «nemico combattente». Huzaifa Parhat, un cinese musulmano di etnia uigura, è detenuto nella base Usa di Cuba sin da quando fu catturato in Afghanistan, nel 2001. Adesso è libero di richiedere l’immediata scarcerazione a un tribunale Usa di prima istanza.
Si tratta dei primi effetti della decisione della Corte Suprema che il 12 giugno ha stabilito il diritto, per i detenuti stranieri di Guantanamo, di ricorrere nei tribunali ordinari avverso i provvedimenti detentivi. Il governo Usa aveva sostenuto che Parhat fosse membro del Movimento Islamico del Turkistan orientale, gruppo che avrebbe dei legami con al-Qaeda. L’avvocato ha più volte sottolineato che il suo cliente combatte contro la Cina, sua nemica, e non contro gli Stati uniti. Gli Uiguri vivono nello Xingjiang, una regione autonoma che cerca la totale indipendenza da Pechino. Sono di religione musulmana e turcofoni. Con il pretesto di aiutare gli Usa nella lotta contro il terrorismo di matrice islamica, il governo cinese sta reprimendo duramente la popolazione della regione. La questione è diventata un vero rompicapo per l’amministrazione Bush: si tratta di un’ulteriore sconfitta per la politica del presidente Usa nella gestione dei prigionieri della basa cubana. I tre giudici della corte hanno ordinato ai militari di rilasciare Huzaifa Parhat, di trasferirlo o di costituire un nuovo tribunale militare per processarlo. La corte ha anche specificato, citando la sentenza della Corte Suprema, che l’imputato può ricorrere in un tribunale federale di prima istanza per richiedere il suo immediato rilascio.

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