Vacilla la «sospensione» delle ostilità decisa pochi giorni fa da Hamas e Israele, con la mediazione egiziana. Dopo alcuni giorni di quiete, negli ultimi tre giorni i valichi tra la Striscia di Gaza e Israele e l’Egitto sono stati chiusi di nuovo dal governo di Tel Aviv, come ritorsione a presunte violazioni della tregua da parte delle milizie palestinesi. Alcuni colpi di mortaio sono caduti venerdì mattina in territorio israeliano, senza causare vittime o danni, ma tanto è bastato per prolungare di un giorno il blocco dei valichi, senza lasciar passare né beni di prima necessità, né aiuti umanitari. Israele sarebbe pronta a consentire – secondo un funzionario europeo citato dall’agenzia di stampa Reuters – solo il rifornimento di carburante, 600 mila litri di gasolio industriale attraverso il valico di Nahal Oz per far andare per qualche giorno l’unica centrale elettrica della Striscia. Nei giorni scorsi due azioni, una delle brigate Martiri di al Aqsa e una della Jihad islamica avevano spinto Israele a chiudere i valichi, anche se secondo i palestinesi, le azioni [lanci di razzi, senza vittime] erano una risposta all’incursione israeliana avvenuta mercoledì in Cisgiordania. Secondo i palestinesi, inoltre, gli israeliani avrebbero sparato contro contadini e pescatori della Striscia e violato i termini dell’accordo bloccando alcuni carichi per la Striscia. Nonostante le scosse, comunque, la tregua nel complesso regge tanto che si sta aprendo anche il canale, sempre indiretto, che dovrebbe portare alla liberazione del caporale israeliano Gilad Shalit in cambio di 450 prigionieri palestinesi.






