Con il prezzo del barile sempre più alto, le riserve di greggio irachene, stimate in 115 miliardi di barili [le terze per grandezza al mondo] sono una scommessa per l’intero mercato mondiale del greggio. E l’Iraq, relativamente più stabile negli ultimi mesi, si sta preparando ad aprire alle multinazionali straniere il suo settore petrolifero. Lunedì il governo iracheno ha annunciato che a breve saranno siglati accordi con le principali compagnie petrolifere occidentali per «supporto tecnico» nell’espansione dell’estrazione di greggio, in tutti i principali campi petroliferi del paese. La produzione irachena negli ultim mesi è tornata ai livelli pre-bellici, attorno ai 2 milioni e mezzo di barili al giorno, ma il governo vorrebbe portarla, entro la fine del 2009 ad almeno 3 milioni di barili. Lo stato delle infrastrutture irachene, però, non consente un’espansione di questo tipo e per questo, stando alle notizie ufficiali, si chiede «aiuto» alla Shell, alla Total, alla Exxon, alla British petroleum e, forse, anche all’italiana Eni. I dettagli dei contratti non sono stati ancora resi noti e negli ultimi due anni c’è stato un silenzioso braccio di ferro tra le aziende occidentali, il governo iracheno e i sindacati dei lavoratori del settore petrolifero proprio per il tipo di contratti da stabilire sui giacimenti. L’Iraq punta sulla rendita petrolifera per potersi riprendere dalla guerra e dalle sue conseguenze.






