Tra minacce, inchieste e segnali di apertura

Mentre il New Yorker pubblica l’inchiesta di Seymour Hersh sui piani di Bush per destabilizzare l’Iran e il network televisivo Abc manda in onda le «rivelazioni» di un alto funzionario del Pentagono sull’imminenza di un attacco israeliano, da Teheran arrivano segnali di «buona volontà». Lunedì, Ali Akbar Velayati, consigliere di politica estera della Guida suprema l’ayatollah Khamenei, aveva detto che l’Iran intende continuare il dialogo con i paesi del Gruppo dei 5 più uno [i cinque membri permanenti del consiglio di sicurezza dell’Onu e la Germania]. E oggi, secondo fonti di stampa iraniane riprese dalle agenzie internazionali, si ipotizza una parziale sospensione, per sei mesi, del programma di arricchimento dell’uranio. La sospensione riguarderebbe le nuove centrifughe da installare nell’impianto di Natanz, il probabile bersaglio di un eventuale blitz israeliano, e potrebbe preludere a un «congelamento» complessivo del programma. Se i «cinque più uno» si dimostrassero disponibili.

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