Venti attivisti del movimento contadino sudcoreano sono stati fermati e arrestati in Giappone e saranno espulsi dal paese. I venti attivisti erano arrivati per partecipare alle iniziative di protesta contro il summit del G8, il gruppo degli otto paesi più industrializzati [Giappone, Usa, Russia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Canada e Italia], che si terrà dal 7 al 9 luglio a Toyako, sull’isola di Hokkaido, nel nord del Giappone. In totale, finora, sono state fermate circa quaranta persone, compresi alcuni accademici e giornalisti, arrivati nel paese del sol levante per i workshop e i seminari che accompagneranno il contro-vertice. Gli arresti sono avvenuti a Sapporo, capoluogo di Hokkaido, e secondo il portavoce della federazione contadina sudocoreana, che fa parte del network internazionale Via Campesina, il Giappone sta «selezionando» chi lasciare entrare e chi no. Nei giorni scorsi erano state fermate, tra gli altri, anche Susan George e Lydinyda Nacpil, coordinatrice per l’Asia della campagna Jubilee south, per l’abolizione del debito estero dei paesi del sud del mondo.
Nella sede del G8, intanto, si mettono a punto gli imponenti preparativi per garantire la «sicurezza» degli otto capi di stato. Oltre ventunomila agenti sono stati schierati attorno alla zona del vertice e venerdì Sapporo è stata paralizzata da un’esercitazione che ha simulato il passaggio per la città delle auto degli otto autoproclamati «grandi». Il costo del vertice, finora, è stimato attorno ai 280 milioni di dollari. A Sapporo, poco prima dell’apertura del vertice, è previta una manifestazione.
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