Come se ce ne fosse stato bisogno, il comandante delle forze aeree delle Guardie rivoluzionarie iraniane ha spiegato che il test missilistico di oggi «è un messaggio per chi ha minacciato il nostro paese». Il messaggio, affidato a un test missilistico multiplo, con nove missili lanciati contemporaneamente, è che in caso di attacco statunitense o israeliano, l’Iran è in grado di rispondere. Fino a che punto? Tra i missili c’era anche un modello di Shahab3, in teoria l’ordigno a più lunga gittata nell’arsenale iraniano, capace di raggiungere obiettivi fino a duemila chilometri, cioè fino al Mediterraneo orientale. Tutto il territorio israeliano, ma anche le basi statunitensi in Iraq e in Turchia o le flotte davanti al Libano sono quindi a tiro. Immediate le reazioni degli Stati uniti che hanno «invitato» l’Iran a evitare nuovi test missilistici «se vuole guadagnare la fiducia del mondo».
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