Il governo ceco non ascolta le proteste dei cittadini e firma con gli Usa un accordo per costruire a Brdy uno dei nodi europei dello scudo antimissile statunitense. La Russia critica l'accordo e i movimenti pacifisti cechi promettono nuove proteste.
Non sono bastati gli appelli di intellettuali come Noam Chomsky, o di personalità politiche come Mikhail Gorbaciov, né gli scioperi della fame organizzati in tutte le principali capitali europee, nonché negli Stati uniti. Non è bastato il no, secco e chiaro, dei sindaci della zona dove dovrebbe essere costruita la base radar statunitense che fa parte del network di installazioni del cosiddetto scudo stellare. Il governo ceco, guidato dal premier Mirek Topolanek, ha firmato martedì con la segretaria di stato statunitense Condoleezza Rice l’accordo per la costruzione della base radar.
I movimenti pacifisti cechi, come il comitato Ne Zakladnam [No alle basi] e il Movimento dei sindaci di Brdy, la regione dove dovrebbe essere costruita la base, avevano chiesto che su questo tema si svolgesse un referendum, visto che si tratterebbe della prima base straniera in territorio ceco da quando è crollato il regime filo-sovietico. Il governo ha rifiutato di consultare i cittadini, anche perché i sondaggi dicono che il 70 per cento dei cechi non ne vuole sapere di avere una base militare statunitense. L’accordo deve essere ratificato dal parlamento ceco, oltre che dal Congresso statunitense che deve discuterlo entro le elezioni presidenziali di novembre. Sarà sui parlamentari cechi che la pressione dei movimenti contrari alla base si concentrerà nelle prossime settimane.
Il radar di Brdy fa parte del cosiddetto scudo antimissile, la versione bushiana delle guerre stellari di Ronald Reagan, rispolverata dopo l’11 settembre dal sonno degli anni di Clinton. Il sistema prevede una rete di radar di «allarme» collegati a basi di lancio di missili intercettori, che dovrebbero «colpire» eventuali missili nemici durante le fasi iniziali del volo, quando l’ordigno è relativamente più lento. I problemi di un sistema simile sono molti e infatti i test condotti negli ultimi anni sono ben lontani dai risultati chiari e positivi che la Casa bianca per passare alla fase operativa già entro il 2012. Tuttavia, per motivi politici [la presenza militare statunitense in Europa, il confronto con la Russia e la presunta minaccia iraniana], Bush ha spinto per l’attuazione degli accordi bilaterali con i paesi dove radar e missili dovrebbero essere installati. In Europa i siti sono due: il radar nella Repubblica ceca e i missili intercettori, dieci, in Polonia. Solo che pochi giorni fa il governo polacco ha respinto le condizioni poste dagli Usa per la costruzione della base, per cui il radar ceco, al momento, sarebbe un «occhio» senza alcun braccio. Bush confida di convincere i polacchi entro i prossimi quattro o cinque mesi, e mettere al sicuro almeno il trattato con la Repubblica ceca è necessario per non far naufragare l’intero progetto, molto criticato nel Pentagono per gli alti costi e la dubbia utilità. Le critiche dei movimenti cechi – che il nuovo progetto militare rischia di scatenare una corsa al riarmo in Europa orientale – trovano eco nelle reazioni di Mosca. Il presidente russo Dimitri Medvedev segue la «linea Putin» e dal G8 di Toyako ha detto che la Russia potrebbe reagire all’installazione dei missili in Polonia rischierando i propri missili balistici in modo da puntarli verso ovest. La Casa bianca ha più volte assicurato che l’obiettivo del progetto non è la Russia [che ha così tanti missili da rendere del tutto inutile lo scudo] quanto gli arsenali missilistici di paesi «canaglia» come l’Iran o eventuali missili lanciati da organizzazioni terroristiche. E’ una spiegazione, però, che non ha mai convinto: troppo remota la possibilità che una qualsiasi organizzazione terroristica entri in possesso o costruisca missili a lunga gittata; un radar nella Repubblica ceca, con intercettori in Polonia, non potrebbe «vedere» eventuali missili iraniani nella fase iniziale del lancio. Per questo i cechi non vogliono tornare a essere pedine tra Mosca e Washington.
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