Domenica 6 luglio, secondo un comunicato del Pentagono, le forze aerei statunitensi erano riuscite a colpire un gruppo di «miliziani» afghani, nel villaggio di Deh Bala nella provincia di Nangarhar, vicino al confine con il Pakistan. Il governo afghano, in un raro gesto di autonomia dagli Stati uniti, ha ordinato un’indagine sull’incursione, dopo che dalla provincia erano arrivate proteste e accuse. La commissione, presieduta dal vicepresidente del senato afghano, Burhanullah Shinwari, che proviene proprio da quella provincia, ha riscontrato che i «miliziani» erano in realtà gli invitati a una festa di matrimonio. «La nostra indagine ha verificato che le bombe statunitensi hanno ucciso 47 persone e ne hanno ferite nove – ha detto Shinwari in una conferenza stampa a Kabul – Di queste, 39 erano donne e adolescenti, tra i 14 e i 18 anni». Secondo il Pentagono, invece, erano miliziani, coinvolti in un attacco a colpi di mortaio contro una base del contingente Nato. Mirwais Yasini, un altro deputato del distretto di Nangarhar, ha chiesto che le famiglie siano risarcite e i piloti statunitensi portati in tribunale.
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