Non è stato un «agguato» come sembrava dai primi comunicati del Pentagono. L’azione della guerriglia afghana, vicino al confine con il Pakistan, di fronte alla turbolenta regione tribale del Waziristan, è stato un vero e proprio attacco, con mortai e razzi, contro un avamposto dell’esercito statunitense nella cittadina di Wanat, tra le province orientali del Nuristan e del Kunar. Secondo la ricostruzione dei media internazionali, almeno cento guerriglieri hanno circondato l’avamposto e sono riusciti a uccidere nove soldati statunitensi, dopo una battaglia durata diverse ore. Non si sa quanti guerriglieri siano caduti in combattimento, ma l’incursione a Wanat è il singolo episodio di guerra più sanguinoso, per gli statunitensi, da molti mesi a questa parte, non solo in Afghanistan ma anche in Iraq. La base, peraltro, era stata completata pochi giorni fa e quando i guerriglieri sono riusciti a entrare nel perimetro, solo l’intervento degli elicotteri da combattimento e dell’aviazione ha evitate che l’intero avamposto fosse travolto. La zona dell’attacco non è lontana dal villaggio dove, pochi giorni fa, un bombardamento statunitense ha causato almeno 47 vittime civili, gli invitati a un matrimonio scambiati per guerriglieri.
Nelle stesse ore, tra domenica e lunedì, i soldati statunitensi e una parte dei contingenti internazionali davano battaglia ai guerriglieri nella provincia di Helmand, dall’altro capo del paese, nel sud ovest. Un soldato statunitense e un altro di cui non è stata precisata la nazionalità sono morti, mentre secondo il Pentagono almeno 40 guerriglieri sono stati uccisi.
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