Anche in Honduras si protesta contro le basi Usa

Movimenti e organizzazioni sociali dell'Honduras si preparano a ospitare il secondo introntro emisferico contro la militarizzazione e chiedono la chiusura della base di Palmarola, dove dagli anni ottanta sono «ospiti» i militari di Washington.

Dal 3 al 6 ottobre prossimi si celebrerà in Honduras il secondo Incontro emisferico contro la Militarizzazione, subito prima del Foro Sociale delle Americhe che si terrà sempre ad ottobre in Guatemala. Il primo Incontro emisferico si tenne in Chiapas nel 2003. Dalla dichiarazione finale emerse una ferma condanna alle strategie di militarizzazione dei territori in quanto causa di innumerevoli violazioni ai diritti umani, oltre che della sovranità nazionale e dei popoli. Secondo le 929 organizzazioni della società civile partecipanti a a quel primo incontro, «i mezzi di espressione più eloquenti di questa strategia militare sono gli eserciti da un lato e le istituzioni finanziarie internazionali come il Fmi e la Banca Mondiale dall’altra. Le politiche di aggiustamento, la privatizzazione generalizzata, l’indebitamento crescente dei paesi latinoamericani e dei Caraibi, l’embargo imposto a Cuba, le crisi interne indotte […] sono i principali strumenti che il sistema del potere usa per piegare la resistenza dei popoli con l’entusiasta complicità dei governi locali».
A cinque anni di distanza, la situazione non pare affatto cambiata. Anzi, con le ultime evoluzioni della situazione colombiana e con gli annunci statunitensi del ritorno della quarta flotta nelle acque del continente e di nuove basi, il dibattito è attuale e urgente. La scelta di celebrare l’incontro in Honduras coincide con il riacuirsi delle polemiche sulla base aerea Usa di Palmerola, divenuta tristemente nota durante l’intervento militare statunitense contro il Nicaragua sandinista di Ortega negli anni ‘80 e contro la quale le popolazioni locali e le organizzazioni sociali hanno ripreso a lottare da anni. L’ambasciata statunitense e il governo nazionale hanno sempre sostenuto si tratti di una base honduregna e che gli statunitensi sarebbero «ospiti» sin dalla sua apertura nei primi anni ottanta, nonostante le decisioni relative alle installazioni e il controllo sulla base siano esercitate da sempre dai generali nordamericani. Alla fine del 2007 il governo dell’Honduras ha proposto che l’aeroporto della base venisse destinato alle attività commerciali. Secondo il governo, si tratterebbe di una enorme opportunità di sviluppo per il paese e per la zona. All’inizio di giugno però, l’ambasciatore statunitense in Honduras, Charles Ford, ha avvertito che esistono seri ostacoli all’adeguamento della base militare come aeroporto commerciale internazionale. Noncurante della dichiarazione, il presidente honduregno Zelaya ha ispezionato nelle scorse settimane l’aeroporto, che si trova 70 chilometri a nord della capitale Tegucigalpa. Anche il Consiglio civico di organizzazioni popolari e indigene dell’Honduras [Copinh] ha dichiarato di «appoggiare la decisione di convertire Palmerola in un aeroporto internazionale civile, con fini pacifici e di sviluppo». Proprio il Copinh ha diramato nei giorni scorsi un nuovo comunicato nel quale denuncia l’illegalità della base militare di Palmerola, chiedendone l’immediata chiusura».
Dello stesso avviso è il Blocco popolare, formato da organizzazioni operaie, indigene e contadine che hanno chiesto nei giorni scorsi al governo dell’Honduras di recuperare la propria sovranità sull’aeroporto, spiegando che «è necessario recuperare Palmerola perché non è possibile che la strada del Centroamerica continui ad essere la sottomissione al potere militare statunitense». Carlos Reyes, leader del Blocco, ha dichiarato che «non si deve negoziare la restituzione della base come contraltare della concessione a costruire nuove basi Usa nel paese».
Secondo indiscrezioni, infatti, sarebbe intenzione del governo di Washington costruire nuove basi militare in ’Honduras, e precisamente a Puerto Lempira e a Los Llanos de San Antonio. Potrebbe essere stato proprio questo – e non una visita di cortesia al premier Zelaya – il vero motivo della visita compiuta da Negroponte in Honduras il mese scorso.

Tags assegnati a questo articolo: Honduras, basi militari

Mail_long
11 ottobre 20 ottobre 4 novembre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abbonati abdul abiti puliti aborigeni acqua Afganistan Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids alitalia altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina Americhe 2004 animalisti Annapolis antifascismo antimafia antimafia sociale antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api aprilia Argentina Armenia armi Atene 2006 atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Bamako banca Banca mondiale Bangladesh banlieues basi basi militari Basilicata bene comune beni comuni Bergamo bilanci partecipativo biocarburanti biodiversità biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein bollywood Bologna Bolzano borse Brasile brimania Britel Bulgaria bussolengo Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Camerun Campania cantautore cantieri cantieri sociali Caracas Caracas 24/29 gennaio carbone carcere carovita Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiaiano chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro Cisgiordania città cittadinanza clandestini clandestino clima Colombia comboniani commercio commercio equo commercio equo. decrescita comuni comunicazione Congo conoscenza consumi consumo critico contadini controvertice cooperazione cornelio cornelio bizzarro