Operazione Radwan

C’è una fila di camion bianchi adornati da fiori, tantissimi fiori, da bandiere libanesi, palestinesi e da bandiere di Hizbu’llah pronti a ricevere le salme dei 199 combattenti libanesi e palestinesi consegnati stamani dallo Stato ebraico al Comitato Internazionale della Croce Rossa [Cicr] nel quadro dello scambio tra il partito di Dio e il governo di Tel Aviv mediato dalla Germania.

Ci sono una serie di archi di trionfo in giallo dove si può leggere: «La liberazione dei prigionieri, una ricompensa di Dio nelle nostre mani» che si innalzano sulla strada costiera che da Saida arriva fino al sud del paese e una tribuna in legno a Naqura, anche essa adornata da tantissimi fiori e bandiere pronta ad accogliere i cinque prigionieri libanesi Samir Qantar, in prigione dal 1979, Khodar Zidan, Maher Kurani, Mohammed Sarur e Hussein Suleiman, catturati da Israele durante il conflitto dell’estate 2006 tra Hizbu’llah e lo stato ebraico.
Samir Qantar, forse il più popolare e il più «mitizzato» in Libano, in prigione dal 1979 è il primo prigioniero arabo nelle carceri israeliane. Qantar, combattente del Fronte per la liberazione della Palestina nell’aprile del 1979 uccise una bambina di quattro anni, assieme al padre e a un agente di polizia in un attacco di un commando palestinese nel 1979 a Nahariya, a poca distanza dal confine col Libano. Per questo attacco Qantar fu condannato all’ergastolo. Il quotidiano libanese al-Akhbar riferisce che Qantar avrebbe preso una laurea in Scienze politiche all’università di Tel Aviv e avrebbe sposato per poi divorziare una donna araba israeliana. Secondo fonti vicine all’opposizione molto probabilmente Qantar sarà candidato alle prossime elezioni legislative del 2009.

L’operazione di scambio è stata battezzata da Hizbu’llah «operazione Radwan» : Hajj Radwan era il nome in codice di Imad Mughniyye, membro di Hizbu’llah assassinato a Damasco il 13 febbraio scorso, inoltre radwan in arabo significa soddisfazione.
Hizbu’llah in cambio ha consegnato ad Israele le salme dei due soldati israeliani Ehud Goldwasser e Eldav Regev catturati il 12 luglio 2006, tenendo con il fiato sospeso le famiglie dei due circa la loro vita o morte fino al momento della consegna dei corpi, quando la televisione al Manar ha mostrato le immagini di due casse nere contenti i resti dei soldati Goldwasser e Regev che venivano scaricate da una grossa auto grigia con i vetri oscurati.
Lo scambio chiude il tema dei detenuti libanesi in Israele, adempiendo uno dei punti della risoluzione Onu 1701, che pose fine alla guerre dell’estate 2006 tra lo Stato ebraico e Hizb’llah, facendo del Libano il primo paese arabo a raggiungere questo obbiettivo senza un trattato di pace con Tel Aviv.

E’ questo l’ottavo scambio di prigionieri avvenuto tra Israele e Hizbu’llah dal 1991, l’ultimo più recente quello del 2007.
Verso le quattro, ora locale si aspetta l’arrivo dei prigionieri, vestiti con tenuta militare del partito di Dio perché «erano dei combattenti e tornano da combattenti» come ha dichiarato un membri di Hizbu’llah, all’aeroporto di Beirut dove saranno accolti dal presidente Michel Suleiman, il premier Fuad Seniora e il presidente del parlamento Nabih Berri assieme ad una delegazione del partito Al-Moustaqbal capeggiato da Saad Hariri, che solo ieri sera ha deciso di partecipare.
Un discorso del segretario generale Hasan Nasrallah è atteso verso le sette, ora locale, e sarà proiettato con un maxi schermo nella periferia sud di Beirut, dove seguiranno i festeggiamenti per la liberazione dei prigionieri.
«Grazie alle armi della resistenza abbiamo liberato i nostri prigionieri», si legge su uno dei tanti manifesti di Hizbu’llah.
Un ennesimo tentativo della macchina propagandistica del partito di Dio che vuole trovare la «sua strada» per giustificare le armi in vista di una prossima sessione politica dove l’arsenale del partito di Dio sarà al centro delle trattative.

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