La Tata rinuncia a Singur

Storica vittoria per i movimenti contadini indiani: il colosso industriale ha rinunciato allo stabilimento costruito per produrre assieme alla Fiat la Nano. I contadini denunciano la ritorsione del governo comunista del West Bengala.

La notizia è arrivata ieri sera, quando in Italia era già notte. Il colosso industriale indiano Tata ha deciso di abbandonare la zona di Singur a causa delle forti proteste che ormai paralizzavano le attività dello stabilimento Tata Motors. Proteste che non accennavano a placarsi, rendendo impossibile la ripresa della produzione della Nano Car, la famosa utilitaria low cost progettata in barba a tutte le normative ambientali e sulla sicurezza che la Tata aveva lanciato assieme all’italiana Fiat.
Un progetto che aveva portato all’espropriazione dei terreni e allo sfollamento di oltre 20.000 contadini nell’area di Singur, a 35 chilometri da Calcutta.
La storia: Il 2 dicembre 2006 un terreno di 1200 acri che dava lavoro a 22 mila persone impiegate in un’economia agricola in crescita, fu espropriato con la forza nonostante la decisa opposizione delle comunità locali e delle famiglie sfollate della zona. Il governo del West Bengala, da 30 anni in mano al Partito Comunista Marxista Indiano, mise allora in moto una durissima repressione contro i contadini che si opponevano alla cessione delle terre, provocando decine di arresti e centinaia di ferimenti.
Nei mesi scorsi, dopo un periodo di relativa distensione, le proteste si erano riaccese e la popolazione in lotta contro l’acquisizione delle terre da parte della compagnia era tornata in azione bloccando le strade di accesso agli stabilimenti e impedendo le attività di produzione della macchinetta.
Il lancio sul mercato della Nano Car, presentata al Motor Show di Delhi nel gennaio scorso, era previsto prima del nuovo anno. Ratan Tata, il re del colosso indiano, aveva ammonito nei giorni scorsi il governo del West Bengala minacciando di ritirare gli investimenti se non fosse stato possibile riprendere la produzione in tempi brevi: «Se non siamo i benvenuti, possiamo anche andarcene da Singur e dal West Bengala; vi sono troppe tensioni nell’area di Singur e non possiamo permetterci di mettere a rischio la sicurezza dei lavoratori e dei macchinari».

La decisione di abbandonare il progetto è arrivata, nonostante la Tata abbia già speso per l’impianto industriale di Singur oltre 350 milioni di dollari.

Il governo del paese, preoccupato dalla possibilità che la Tata lasciasse lo stato e dalla notizia dalle offerte di disponibilità ricevute dagli stati del Maharashtra e Orissa, aveva optato nei giorni scorsi per una politica di tolleranza zero e schierato le forze armate per tentare una ennesima, cruenta repressione delle proteste popolari. Il partito di opposizione, il Trinamol Congress, schierato dalla parte delle comunità, aveva declinato – dopo alcuni tentativi finiti nel nulla – gli appelli al dialogo dell’esecutivo e chiarito che non vi sarebbe stato nessun nuovo tavolo di negoziazione se non dopo la restituzione ai contadini di almeno 400 degli ettari requisiti con la forza.

L’annuncio di ieri rappresenta una vittoria storica per i contadini indiani e per tutti coloro che in questi due anni si sono spesi per lottare contro il progetto italo-indiano. Tuttavia, le novità di queste ore aprono un panorama di incertezza sul futuro della zona. Nei terreni fertilissimi prima coltivati da decine di migliaia di contadini sorge ora un nuovissimo impianto destinato sin da oggi ai manuali di archeologia industriale. E per quanti avevano ceduto alle lusinghe della Tata vendendo le loro terre non vi è al momento alcuna prospettiva di recupero dei terreni.

L’attivista Anuradha Talwar, del sindacato Pnkms e da sempre impegnata a Singur contro i soprusi della Tata e contro l’implementazione delle Zone economiche speciali che godono di normative ambientali e fiscali «ammorbidite» ha diffuso nelle prime ore di oggi notizie sulle ritorsioni già in atto contro i contadini in lotta. Controlli di polizia, violenze sulla popolazione, una reazione del governo che già sa di vendetta.
Proprio Anuradha Talwar sarà in Italia dal 4 al 10 settembre per una serie di iniziative sul caso di Singur e sulle lotte dei movimento indiani. L’agenda dettagliata delle iniziative è disponibile alla pagina www.asud.net

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