Dal 12 al 14 settembre, i movimenti sociali messicani si incontreranno a Città del Messico per dare vita al Congresso Costitutivo dell’Mln, il Movimento di Liberazione Nazionale. A cinque anni dal lancio del Dialogo Nazionale – una piattaforma di coordinamento e confronto tra le tante associazioni, comunità, comitati, sindacati e forze politiche che in Messico resistono da anni ad un progetto ben congegnato di disgregazione del tessuto sociale – il movimento messicano decide di darsi una direzione politica unitaria attraverso la fondazione dell’Mln.
La scorsa settimana, una delegazione di attivisti messicani ha fatto un giro in tutta Europa per testimoniare il percorso che i movimenti messicani stanno portando avanti, ma anche per raccogliere solidarietà e denunciare la scandalosa nuova legge sul lavoro che il governo Calderòn sta imponendo in Messico a colpi di riforme. Una normativa che colpisce circa 18 milioni di lavoratori, privandoli della pensione e privatizzando tutti i diritti sociali.
In Messico la crisi sociale è gravissima. Negli ultimi decenni, a causa delle politiche economiche promosse dai governi succedutisi al comando del paese, sempre più abitanti delle zone rurali hanno abbandonato i campi e sono andati ad insediarsi nelle desolate periferie delle zone urbane. Hanno perso la propria forma di sussistenza, le proprie tradizioni e la propria stessa identità. Ma non è tutto. Per far fronte alla debordante crescita delle città, le nuove politiche urbanistiche prevedono la costruzione, a margine delle città, di villaggi di casette prefabbricate – destinate a deteriorarsi in pochi anni – senza prevedere spazi di aggregazione e svago. Una formula studiata a tavolino per sgretolare completamente, col passare degli anni, il tessuto di relazioni sociali.
Il primo settembre scorso una grande mobilitazione ha percorso il Messico, con miriadi di manifestazioni, blocchi e cortei convocati per uno Sciopero Civico Nazionale che non si vedeva così massivo e partecipato da anni. Sintomo del clima di tensione e insoddisfazione della popolazione messicana, centinaia di organizzazioni e comitati hanno risposto alla chiamata. E saranno presenti a Città del Messico la prossima settimana per intraprendere il cammino dell’unità tracciato nella convocazione del Congresso del Movimento di Liberazione.
“Il popolo messicano – si legge nel documento – chiamato a reagire da ogni angolo del paese alla sistematica violazione dei suoi diritti e della sovranità nazionale, fonda l’MLN come progetto sociale nel quale trovino spazio tutte le culture dei popoli messicani.[…] L’autonomia ed il potere popolare sono alla base del progetto dell’MLN, partendo dalla considerazione per cui esse rappresentano l’unica scelta possibile per favorire lo sviluppo di una nuova cittadinanza basata sull’articolazione pacifica di libertà civili e comunità”.
In Messico, oltre alla strordinaria esperienza zapatista, molti altri movimenti sono sorti e si stanno rafforzando in opposizione ad un modello sempre più aggressivo e disumanizzante. I nuovi conflitti che popolano il paese si declinano sulla difesa dei beni comuni, sulla difesa dei territori dalla militarizzazione, l’imposizione di mega progetti, la privatizzazione dell’acqua e delle risorse di base. A ben guardare sono proprio le stesse lotte che si combattono sui territori del nostro paese. Qui come lì la sordità della classe politica è totale. Ma in Messico qualcosa di grosso si sta muovendo.
A un secolo da Pancho Villa ed Emiliano Zapata, il Messico sta cercando nuovamente di eliminare il settarismo delle sinistre e di unire le lotte, le vertenze, i comitati, le organizzazioni, in un unico grande movimento di massa. Con l’obiettivo di riuscire, nel medio e lungo periodo, ad essere protagonista di un cambio radicale all’altezza del continente, visti i cambiamenti incredibili che hanno scosso l’America Latina negli ultimi 8 anni.
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