«L’unica cosa bandita qui oggi è il fallimento e l’assenza di una via d’uscita». Il presidente libanese Michel Suleiman ha aperto così il tavolo di trattativa e discussione avviato stamattina a Beirut. Presieduto dal presidente Suleiman e dal segretario generale della Lega Araba Amr Moussa, l’incontro comprende il primo ministro Fouad Siniora e i principali esponenti dell’opposizione e della maggioranza parlamentare libanese: il leader del partito sunnita, Saad Hariri, il leader druso del Partito socialista, Walid Jumblatt, il leader delle Forze libanesi, gruppo politico estremista cristiano, Samir Geagea, il leader del movimento sciita Amal Nabih Berri, e Michel Aoun, leader del Movimento Patriottico Libero. Queste ultime due formazioni sono alleate del partito sciita Hezbollah. Dopo la crisi degli ultimi mesi, un cammino di riconciliazione era già cominciato la settimana scorsa. Lunedì infatti, si era tenuto un incontro tra Walid Jumblatt ed esponenti di Hezbollah, in seguito all’attentato in cui era morto un membro del partito druso rivale di Jumblatt e alleato con Hezbollah. Nell’incontro di oggi si parlerà soprattutto del ruolo della Siria. Sono in molti infatti, tra le forze della maggioranza, ad accusare Damasco di ingerenza in Libano [attraverso le milizie alawite e Hezbollah] allo scopo mantenere la propria influenza nel paese, nonostante il ritiro dell’esercito siriano, avvenuto nel 2005, dopo l’assassinio dell’ex premier Rafiq Hariri.
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