In Pakistan scatta l'ora degli arresti

Cinque persone sarebbero state arrestate dalla polizia pakistana in connessione con l’attentato di domenica al Marriott Hotel di Islamabad, che ha causato una sessantina di morti [il bilancio potrebbe peggiorare] e circa 266 feriti. Secondo la polizia pakistana, le persone arrestate sarebbero legate ad al Qaida e ai movimenti islamisti armati che, dall’Afghanistan e dalle Aree tribali nel nord ovest del Pakistan, stanno cercando di esportare la guerra nel resto del paese. Proprio alla situazione nelle Aree tribali, è dedicata la prima reazione del nuovo governo pakistano, presieduto da Ali Zardari, vedovo di Benazir Bhutto. Zardari ha promesso di colpire le roccheforti dei guerriglieri nelle province a ridosso del confine afghano, lì dove le truppe statunitensi sempre più spesso sconfinano per inseguire i guerriglieri. Il camion bomba depositato all’ingresso del Marriott, secondo alcuni analisti, potrebbe essere proprio una risposta dei guerriglieri alle azioni dell’esercito pakistano e di quello statunitense nelle regioni di confine. Intanto, però, c’è chi scommette sull’incapacità del nuovo governo pakistano di riuscire dove anche il regime autoritario del generale Pervez Musharraf ha fallito: la British airways, compagnia di bandiera britannica, ha temporaneamente cancellato i voli per il Pakistan.

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