Non è durato nemmeno una settimana l’effetto annuncio: il piano della Fed e del Tesoro statunitense per immettere liquidità sui mercati finanziari e salvare le banche in difficoltà sembra aver già esaurito la sua spinta. In attesa di Wall Street, che ieri aveva chiuso con una pesante perdita [3,3 per cento], i ribassi si concentrano sui mercati asiatici ed europei. L’indice londinese Ftse 100 ha perso il 2,2 per cento, il Cac 40 a Parigi l’1,9, il Dax di Francoforte l’1 per cento mentre l’indice della borsa di Hong Kong Hsi ha perso il 4 per cento. I più colpiti dai ribassi sono stati proprio i titoli bancari: la Deutsche Bank e la Royal Bank of Scotland hanno lasciato più del 5 per cento, mentre un colosso come la Ubs svizzera ha perso più del 4 per cento. A neutralizzare le dichiarazioni della Casa bianca sono state soprattutto le parole di diversi esponenti del congresso statunitense che hanno sollevato più di un dubbio circa la possibile applicazione del pacchetto d’emergenza da 700 miliardi di dollari. La discesa delle borse – e le tensioni che continuano nella regione petrolifera del Delta del Niger, in Nigeria – hanno fatto impennare il prezzo del petrolio, che ha superato abbondamente i 120 dollari al barile e a New York ha fatto registrare il record di aumento in un solo giorno.






