La giunta militare di Myanmar ha deciso di scarcerare 9.002 prigionieri per buona condotta. Non è chiaro se fra questi vi sia anche qualcuno dei 1.200 prigionieri politici. Il quotidiano controllato dai militari, Myanma Ahlin, scrive che è stata garantita la libertà a quei prigionieri che hanno dimostrato una buona «condotta morale». «Il governo sta cercando di trasformare questi pregiudicati in cittadini che possono contribuire alla costruzione di una nuova nazione», si legge sul quotidiano che aggiunge che potranno partecipare alle elezioni del 2010. Le elezioni sono una delle tappe previste dal regime militare nell’ambito della cosiddetta «roadmap verso la democrazia», che riporterà i cittadini alle urne dopo 18 anni. Nel 1990, il partito di Aung San Suu Kyi – la leader dell’opposizione democratica agli arresti domiciliari – stravinse le elezioni, un risultato che non venne riconosciuto dalla giunta militare
Amnistie come queste, ha dichiarato il portavoce della National league for democracy [Nld], il partito di San Suu Kyi, sono state concesse anche in passato senza coinvolgere prigionieri politici; questa volta, ha aggiunto, potrebbero essere liberati quattro esponenti di rilievo del Nld come Win Tin, un giornalista di 78 anni in carcere dal 1989. L’annuncio dell’amnistia è stato diffuso pochi giorni prima dell’anniversario delle manifestazioni dei monaci buddisti, del settembre dello scorso anno, quando, secondo i dati delle Nazioni Unite, morirono trentuno persone e oltre 700 furono arrestate.






