Un lungo rapporto compilato da un network di alcune tra le più importanti Ong internazionali impegnate in Palestina accusa il cosiddetto «Quartetto» [Usa, Ue, Onu e Russia] di essere sul punto di far fallire completamente il processo di pace. Tra le Ong che hanno stilato il rapporto ci sono Oxfam international, Christian Aid, Save the children, Care international e la sezione di Gerusalemme di World vision. Il rapporto arriva alla vigilia di un incontro del Quartetto, previsto a New York, che avrebbe come scopo quello di rilanciare un processo di «pace» che esiste ormai solo sulla carta e nelle dichiarazioni degli addetti stampa dei governi coinvolti.
Il documento si concentra su tre punti: espansione degli insediamenti ebraici nei Territori occupati; libertà di accesso e di movimento per i palestinesi; la situazione nella Striscia di Gaza. Rispetto agli insediamenti, dice il rapporto «il Quartetto non è riuscito a fare in modo che Israele rendesse conto dell’espansione delle colonie. Il Quartetto ha parlato degli insediamenti 18 volte e nonostante questo l’espansione è diventata più rapida e più pesante per la vita quotidiana dei palestinesi». Sulla libertà di movimento «il Quartetto ha avuto un impatto trascurabile sulla possibilità di migliorare la possibilità per i palestinesi di muoversi liberamente per andare a scuola o al lavoro e avere accesso a servizi essenziali come quelli sanitari o per la possibilità di importare o esportare merci. Il numero delle restrizioni, compresi check-point, Muro e strade vietate è salito da 561 nel novembre 2007, quando è iniziato il negoziato di Annapolis, a 600 nell’agosto del 2008». E su Gaza, «nonostante la fine delle ostilità, il Quartetto non è riuscito a far rimuovere l’embargo o ad assicurare un signficativo miglioramento della situazione umanitaria. L’80 per cento della popolazione di Gaza è ancora in tutto o in parte dipendente dagli aiuti internazionali e i progetti di emergenza devono ancora essere avviati». Solo per alcuni «capitoli» l’azione del Quartetto da Annapolis in poi ha avuto un impatto positivo ma, notano le Ong, «sulle questioni più critiche, non ci sono stati miglioramenti, anzi in alcuni casi la situazione è peggiorata».
E ad indicare un peggioramento più profondo, che tocca anche la società israeliana, un attivista del gruppo pacifista israeliano Peace now è stato ferito dallo scoppio di una bomba rudimentale davanti alla sua casa la notte scorsa a Gerusalemme. L’attacco contro Zeev Sterhell, 73enne professore di scienze politiche, viene attribuitio a estremisti di destra e ha destato prepccupazione fra le autorita’ israeliane.






