La crisi finanziaria Usa ha iniziato a contagiare anche l’Europa, e i governi sono stati costretti a una serie di salvataggi bancari a catena. Belgio, Olanda e Lussemburgo hanno parzialmente nazionalizzato il colosso assicurativo Fortis. Il salvataggio, il primo di una banca dell’Unione europea, è stato deciso alla presenza della Banca centrale europea e prevede un’iniezione di 11 miliardi di euro, la vendita a Ing della partecipazione in Abn Amro e il temporaneo passaggio ai tre governi di parte delle attività di Fortis. Intanto, Londra, dopo Northern Rock, decide di nazionalizzare la banca dei mutui Bradford & Bingley, i cui depositi passano ad Abbey, banca britannica controllata dalla spagnola Santander. Il presidente francese Nicolas Sarkozy chiede un vertice europeo per discutere di un «nuovo sistema finanziario globale» e convoca per domani un summit di banche ed assicurazioni, mentre si teme per il gruppo franco-belga Dexia. In Germania il governo tedesco, insieme a un pool di banche, accorre in aiuto della banca Hypo Real Estate, garantendole una linea di credito da 35 miliardi di euro. I mercati reagiscono male al rischio di un contagio europeo e le borse perdono colpi, nonostante negli Usa il Congresso trovi un accordo per il piano di salvataggio da 700 miliardi da dollari, che oggi verrà votato alla camera dei rappresentanti e mercoledì al senato.
Pubblichiamo di seguito un articolo di Paolo Cacciari.
Temo che per la fine del capitalismo dovremmo aspettare ancora qualche secolo [come ci suggerisce Giorgio Ruffolo]. Le crisi, si sa, sono congenite, e gli shock sono persino salutari, come le malattie infettive per i bambini. Pazienza. Però c’è sempre qualcosa da imparare. Da non economista, dallo spettacolare «salvataggio» da 700 miliardi di dollari [più quelli messi prima e quelli che ancora verranno] che il Congresso statunitense ha cominciato a varare con un primo stanziamento di 200 miliardi, a me pare di aver capito alcune cose.
1. Il denaro non è solo una «convenzione» [come è scritto nei libri di ragioneria], ma una finzione. Esso compare quando a chiederlo sono i possessori di capitali e i detentori di titoli che danno diritto a profitti, interessi e rendite, sparisce quando a chiederlo sono i lavoratori salariati. Un principio che sarebbe bene tenessero sempre presente i nostri sindacati, spesso troppo disponibili ad accettare come limiti oggettivi le compatibilità dichiarate dalle autorità monetarie.
2. Il crack finanziario che ha coinvolto istituti di credito, assicurazioni, agenzie di controllo, banche centrali, enti pubblici … non è solo la crisi di un modello troppo liberista e deregolamentato e troppo poco statalista e controllato, ma uno scandalo morale. Le agenzie dell’Onu hanno calcolato che per debellare la fame, la sete e le malattie epidemiche dalla faccia della terra basterebbero 17 miliardi di dollari all’anno. Bene, qui in un colpo solo vengono sperperati mille miliardi di dollari dalle casse dello Stato a favore di avidi e improvvidi investitori [quelli che giocano sui mercati dei «derivati»].
3. La crescita dell’accumulazione di denaro necessario a finanziare l’economia [produzioni e consumi] non può essere illimitata, finanziata «a credito», incassando oggi plusvalenze sui prezzi che dovranno pagare domani le generazioni future. La crescita infinita è un mito bugiardo, sia che la perseguano i liberisti, sia che lo facciano gli statalisti. Dobbiamo imparare a vivere con risorse naturali e finanziarie non solo «scarse» [come è scritto nel solito manuale di ragioneria], ma decrescenti. Dovremmo insomma imparare a far meglio con meno [input di materie prime, tempo dedicato al lavoro, denaro…]. Un rovesciamento radicale di prospettiva, che coinvolge le scienze, l’economia, l’immaginario culturale.
4. La truffa della finanziarizzazione della globalizzazione era stata prevista con precisione millimetrica dai movimenti altermondialisti [campagna per la riforma della Banca mondiale, campagna per la Tobin tax, campagna contro il Wto e via via manifestando da Seattle a Cancun, da Genova a Nairobi]. La storia ha loro puntualmente dato ragione, ma nessuno sembra disposto a riconoscerlo e tanto meno ad ascoltare le sue proposte. Anche a sinistra.
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