Si è chiuso nella notte tra domenica e lunedì, senza alcun accordo, il negoziato tra il governo boliviano e i rappresentanti dei governatori delle province ribelli dell’Oriente del paese, dove tre settimane scontri durissimi avevano causato la morte di almeno trenta persone. Ad annunciare la fumata nera, dopo una seduta fiume di oltre dieci ore, è stato Carlos Romero, ministro per lo sviluppo rurale e portavoce della delegazione governativa. Secondo Romero – riferisce l’agenzia Misna – i negoziati sono saltati a causa dell’ostruzionismo dei partiti della destra e dei governatori delle province orientali [Beni, Pando, Tarija e Santa Cruz] che «non sono voluti arrivare a un accordo che avrebbe portato grandi benefici al popolo boliviano e alle stesse province che stanno spingendo per l’autonomia». Il confronto, però, non è del tutto cessato e dovrebbe proseguire in parlamento. Oggetto dell’opposizione dei prefetti ribelli è il nuovo assetto istituzionale boliviano, delineato nella nuova costituzione, su cui si terrà, a dicembre, un referendum. La fine dei negoziati, rinviati a data da destinarsi, rischia di far esplodere di nuovo la protesta dei separatisti.
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