Il mercato col fiato sospeso è stato il grande protagonista del secondo duello tra John McCain e Barack Obama. Questo secondo round tra gli aspuranti alla casa bianca si è tenuto alla Belmont University di Nashville, in Tennessee, dove le domande sono state poste, oltre che dallo storico anchorman della Nbc, Tom Brokaw, anche dal pubblico in sala [80 persone, di cui un terzo indecisi, un terzo repubblicani e un terzo democratici] e via internet, la crisi finanziaria ha tenuto banco. Obama ha accusato l’amministrazione Bush e con essa il suo erede McCain di aver provocato «la peggior crisi dalla Grande Depressione», il rivale ha giocato la carta del programma sui mutui. «E’ costoso, certamente – ha ammesso McCain – ma noi tutti sappiamo che fino a quando non avremo stabilizzato il valore delle case in America non potremo contare su un’inversione di rotta, non potremo creare posti di lavoro e rimettere in sesto l’economia. Dobbiamo ridare fiducia all’America. Questa non è la proposta del senatore Obama e non e’ la proposta di Bush: è la mia proposta».
Il candidato democratico, il cui vantaggio nei sondaggi cresce di pari passo con l’escalation delle turbolenze economiche, ha riproposto i suoi efficaci ritornelli, a partire da un piano di salvataggio anche per la classe media, con un taglio alle tasse per tutti coloro che guadagnano meno di 250.000 dollari all’anno. «Servono aiuti per i proprietari di case che potranno rimanere nelle loro case – ha spiegato Obama – aiuti ai governi locali e statali per garantire posti di lavoro mentre nel lungo periodo dobbiamo risanare il nostro sistema sanitario e quello energetico».
Toni pacati, sorrisini e ammiccamenti, il duello è stato molto sobrio: McCain è in difficoltà di fronte al disastro lasciato dal suo compagno di partito George W. Bush [dal quale può differenziarsi solo relativamente] e Obama ci tiene ad apparire moderato e affidabile, a far parlare i fatti. Tuttavia, qualche momento di tensione c’è stato. McCain ha accusato Obama di detenere il record in Senato dei sì «a spese inutili», come quelle per un «proiettore per un planetario» a Chicago da 3 milioni di dollari. Il senatore dell’Illinois ha a sua volta sottolineato che il manager della Campagna di McCain, Rick Davis, ha accettato soldi come consulente di Fannie Mae e Freddie Mac, i due colossi dei mutui al collasso. Poi McCain ha sfoderato un classico della destra: «Quest’uomo, amici miei, aumenterà le tasse». ha detto indicando Obama. Il democratico ha reagito: «Ascoltatemi bene: non aumenterò le tasse del 95 per cento dei cittadini». Quanto ai «problemi più urgenti da risolvere», Obama ha messo l’energia e il sistema sanitario in cima alla lista mentre McCain ha indicato il taglio delle spese inutili. Sul fronte dell’energia, Obama ha ribadito l’importanza di spendere 15 miliardi di dollari l’anno per 10 anni per raggiungere l’indipendenza rispetto alle importazioni dall’estero, mentre McCain ha rilanciato le trivellazioni offshore. Due indagini lampo realizzate da Cbs e Cnn assegnano la vittoria al candidato democratico. La proposta di McCain di un piano da 300 miliardi di dollari per la rinegoziazione dei mutui contratti dagli americani [un progetto definito pomposamente il «McCain resurgence plan» ] non ha sortito effetti. A telecamere spente lo staff di Obama ha avuto gioco facile nel ridicolizzare la sfida del candidato repubblicano dicendo che il piano era stato già proposto dal senatore dell’Illinois due settimane fa.
L’unica cosa su cui i due candidati si sono trovati d’accordo sono le sanzioni all’Iran. «Non possiamo permettere che si doti di un’arma atomica – ha detto Obama – sarebbe un cambiamento delle regole del gioco nella regione e non costituirebbe solo una minaccia per Israele». Sulla politica estera il senatore afroamericano ha irriso il rivale per aver detto di voler «annientare la Corea del Nord» e per aver canticchiato canzoni sul bombardamento dell’Iran. Ma la pessima situazione economica degli Usa parla al posto loro: difficilmente il paese avrà la possibilità economica di gettarsi su un nuovo fronte di guerra. Ciò che non ha potuto la diplomazia, è stato reso possibile dalle sconfitte sul campo in Afghanista e Iraq e dal crollo economico. Entrambi sono effetti della sconfitta storica dell’unilateralismo bushista.
A prescindere dalle dichiarazioni d’intenti, secondo gli analisti, il senatore dell’Arizona non è riuscito a cogliere un’occasione e un formato che gli sono congeniali: il confronto con il pubblico. «Nessuno ha fatto una figuraccia – spiega Linda Fowler, docente di scienze politiche al Dartmouth College – ma se McCain era quello che doveva andare meglio, allora non ha fatto abbastanza». Lo stratega democratico Jim Duffy è netto: «Non vedo come questo dibattito possa aver aiutato McCain». «Un dibattito civile e sui contenuti, ma a volte è sembrato che si svolgesse prima della crisi finanziaria», scrive il Washington Post sul faccia a faccia della notte scorsa tra John McCain e Barack Obama durante il quale «nessuno dei due candidati si è confrontato con la nuova realtà che il nuovo presidente si troverà a ereditare»






