Cinque minuti. Tanto è stato concesso al portavoce di ogni gruppo parlamentare alla camera dei deputati per discutere della più grande crisi finanziaria dal 1929 e del decreto con le misure anti-crisi che il presidente del consiglio, ha avuto il buon gusto di presentare ieri sera in un teatrino romano, tra il primo e il secondo tempo di uno spettacolo del Bagaglino.
Berlusconi ha annunciato che il tesoro e la Banca d’Italia «stanno passando in rassegna» la situazione patrimoniale di tutte le banche. «Non abbiamo bisogno di nazionalizzare nulla come hanno fatto altri Paesi: se dovessimo intervenire lo faremmo solo ricorrendo ad un aumento di capitale e entrando come azionisti privilegiati e senza diritto di voto nel capitale di quelle banche», ha spiegato Berlusconi tra una barzelletta è l’altra, sostenendo già che c’era di non avere nessuna preoccupazione per il crollo del valore delle azioni Mediaset. Anche il ministro dell’economia Giulio Tremonti, alla Camera ha assicurato: «Non esiste in radice un problema di sicurezza dei depositi, perché escludiamo il fallimento delle banche». Durante l’informativa urgente sugli sviluppi della crisi finanziaria Tremonti ha sostenuto che «il sistema finanziario italiano ha un sufficiente grado di capitalizzazione e liquidità». «La struttura dei conti pubblici è stata messa in sicurezza e per tempo», ha garantito ancora Tremonti giurando fedeltà al Patto di Stabilità europeo e mettendo per un giorno in secondo piano la sua veste antimondialista reazionaria. Dopo aver svolto l’informativa, Tremonti ha lasciato l’aula di Palazzo Madama per andare a Washington dove domani e dopodomani si svolgerà la riunione del G7. Pierluigi Bersani, ministro ombra dell’economia del Pd, ha replicato in aula: «Faccio notare che in Francia c’è stato un ampio dibattito, così in Germania. In tutti i parlamenti europei si discute, e lo si fa in paesi che non decidono meno di noi. Il governo rifletta su questo perché governare una socieà complessa ed europea significa riconoscere al parlamento un suo proprio ruolo». Quanto ai contenuti del decreto varato ieri sera dal governo, Bersani spiega che per il Pd il decreto legge è «ragionevole ma non sufficiente» e rilancia la dimensione europea, sottolineando il «fallimento del modello anglosassone». Giorgetti, della Lega, ha invece giocato il ruolo della destra anti-globalista, propinando il protezionismo delle piccole patrie contro la finanza globale.
Le borse oggi danno tregua agli operatori. Il taglio dei tassi di interesse di mezzo punto, una mossa «senza precedenti», non aveva affatto convinto i mercati ieri ma oggi sembra aver finalmente preso corpo. E la Corea del Sud, Taiwan e Kong Kong hanno deciso di seguire l’esempio: le prime due hanno tagliato di un quarto di punto il costo del denaro e la terza di mezzo punto. Il «rimbalzo» è partito quindi stamattina sulle piazze asiatiche [Tokyo ha limato lo 0,5 per cento mentre Hong Kong ha archiviato la seduta in rialzo del 3,3 per cento] anche sulla scia delle voci di un possibile intervento diretto del governo Usa nelle banche in difficoltà. Il piano americano, secondo una ricostruzione del New York Times, ricalcherebbe quello britannico annunciato ieri che prevede lo stanziamento di 50 miliardi di sterline per la ricapitalizzazione di otto banche. Ondata di rialzi anche in Europa. Parigi guida i listini del Vecchio Continente con un progresso dell’1,9 è per cento, Londra guadagna l’1,15 per cento, Francoforte segna un più 0,8 per cento e Milano cresce dell’1,57 per cento con Unicredit che sale di oltre il 5 per cento e Banca Intesa che perde lo 0,9 per cento. Rimbalza anche la borsa di Mosca [12 per cento] che nei giorni scorsi era stata sospesa per eccesso di ribasso.






