La situazione sociale in Egitto è sempre più sull’orlo del collasso. Le rivolte contro la polizia, gli scioperi e le manifestazioni di protesta contro il regime del presidente Hosni Mubarak sono ormai un evento settimanale. L’ultima rivolta è scoppiata ieri nella città di Samalout, a sud del Cairo e ancora una volta la scinittla è stata la brutalità poliziesca. Una donna, Mervat Abdul Salam Abdul Fattah, di 32 anni, è morta per emorragia interna durante una perquisizione della polizia. La donna era incinta e un agente l’ha brutalmente gettata a terra causandone la morte. Quando la notizia si è diffusa, centinaia di persone hanno assalito la stazione di polizia con pietre e bastoni, aggredito e pestato gli agenti, dato alle fiamme un blindato. I poliziotti avevano fatto irruzione a casa di Mervat per cerare suo fratello, sospettato di un piccolo furto, ma come spesso accade in Egitto la perquisizione si è trasformata in un’intimidazione violenta. Secondo le organizzazioni egiziane e internazionali per i diritti umani, gli abusi della polizia sono una costante in Egitto, ma il governo continua a negare e parla solo di «casi isolati». Le denunce che viaggiano soprattutto nella ricchissima blogosfera egiziana, invece, sono tantissime e indicano che la tortura e le violenze contro i cittadini sono una pratica abituale delle forze dell’ordine egiziane, mai così screditate davanti all’opinione pubblica.
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