Akko: un capro espiatorio per gli scontri

Jamal Taufik, accusato di essere all’origine dei cinque giorni di violenza nella città di Akko [l’antica San Giovanni d’Acri], nel di Israele, è stato arrestato ieri. Il giovane arabo israeliano era passato in macchina, mercoledì sera, in un quartiere ebraico dopo l’inizio dello Yom Kippur, al festa principale del calendario religioso ebraico, che prevede digiuno, preghiera e l’astensione da qualsiasi attività. Un gruppo di ebrei ha accusato Jamal di fare rumore apposta e di tenere l’autoradio a un volume troppo alto. Dalle accuse si è passati agli insulti e a un’aggressione che ha scatenato una notte di scontri con gli abitanti arabi della città. Domenica, Jamal si è spiegato davanti alla Commissione degli affari interni della Knesset, dichiarando che le accuse secondo cui era ubriaco e ascoltava la musica a tutto volume erano false, e che stava soltanto tornando a casa. Jamal ha anche dichiarato, secondo il quotidiano israeliano Haaretz di essere pronto a sacrificare «la sua testa» per far tornare la pace in città. Jamal è stato accusato di guida pericolosa e «offesa al sentimento religioso» e il tribunale di Akko ha prolungato di tre giorni la custodia cautelare. Secondo l’edizione online del quotidiano The Jerusalem Post, il parlamentare arabo israeliano Ahmed Tibi ha definito l’arresto di Jamal «una decisione insensata, priva di qualsiasi base legale, che non contribuirà a riportare la calma». «Mi chiedo se inizieranno ad arrestare gli ebrei che mangiano e bevono durante il mese del Ramadan…» ha aggiunto Tibi. Un altro membro della Knesset, Mohammed Barakeh, ha parlato di cedimento alla destra religiosa.

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