L’influenza della crisi finanziaria in Italia

Difficile distinguere tra economia «reale» e «di carta», ma conviene farlo per capire come la crisi colpisca il sistema bancario e quello delle imprese. Non senza il sospetto di manovre politiche dietro le operazioni speculative e l'andamento della Borsa.

Il nostro sistema bancario appare meno esposto di quello di altri paesi; e questo non tanto perché le nostre banche sono più sagge, quanto semplicemente perché esse sono più arretrate, meno internazionalizzate e quindi non ancora in grado di afferrare le «opportunità» e le delizie di derivati, titolarizzazioni e così via. In questo quadro, la caduta in verticale dei corsi d’azione di alcune banche e in particolare Unicredit si può spiegare in due modi, con una ragione tecnica ed una politica. Sul primo fronte, bisogna ricordare che la speculazione internazionale colpisce in tutti i paesi e quindi ovviamente anche nel nostro in particolare il settore finanziario; essendo poi l’Unicredit la banca italiana più internazionalizzata, essa è stata giudicata come la più esposta e gli investitori, in particolare anglosassoni, ne hanno fatto uno dei bersagli da abbattere in queste settimane in tutto il mondo. C’è da dire che l’istituto appariva relativamente sottocapitalizzato rispetto a quanto raccomandato dalla Banca d’Italia; a questo problema il management ha cercato di rispondere di recente varando un aumento di capitale e altre misure di sostegno che però non hanno avuto grandi risultati. La banca appare comunque abbastanza solida, senza grandi problemi di liquidità e con profitti abbastanza adeguati, quindi dovrebbe resistere agli assalti, almeno sul piano tecnico.
Ma c’è probabilmente una seconda ragione delle difficoltà. Il fatto è che il management di Unicredit e in particolare il suo amministratore delegato Profumo, è diventato il più forte baluardo contro il tentativo del duo Berlusconi-Geronzi di impadronirsi della finanza italiana. Tale resistenza si è manifestata con la nuova sistemazione degli assetti di potere in Mediobanca; il tentativo da parte di Geronzi [e dietro di lui del potere politico] di impadronirsi della banca d’affari è stato frenato, se non sconfitto, mentre si annunciano altre battaglie, ancora più importanti, sul fronte delle Generali. Si può pensare che qualche aiuto alla speculazione internazionale possa essere venuto da questo fronte, mentre non è difficile immaginare che, approfittando della confusione generata dalla crisi, il governo cercherà in qualche modo di mettere in difficoltà Profumo e il suo gruppo. Un primo tentativo è stato apparentemente fermato nei giorni scorsi dall’intervento della Banca d’Italia.
Gli istituti italiani appaiono per ora messi abbastanza bene; certo che se la crisi si dovesse aggravare, i problemi potrebbero cominciare a farsi sentire. Essi si potrebbero manifestare sul fronte dei finanziamenti. Come sostiene anche Il Sole 24 Ore, considerando soltanto otto tra le maggiori banche del nostro paese, si può stimare che arriveranno a scadenza, entro la fine del 2009, ben 150 miliardi di titoli obbligazionari – con il solo San Paolo che deve ripagarne per circa 44 miliardi – ed al momento non si sa che soluzione dare al problema. I depositi bancari dovrebbero essere al sicuro, almeno nei limiti dei 103 mila euro a testa previsti dalle norme.
Il discorso è diverso per le risorse finanziarie investite in fondi comuni, fondi pensione, obbligazioni.
Per quanto riguarda i fondi comuni e i fondi pensione – quelli italiani sono tra quelli che danno i rendimenti peggiori a livello europeo – è chiaro che, per chi ha collocato quote rilevanti delle risorse ricevute in titoli azionari, al momento i rendimenti sono miseri.
C’è poi il caso specifico delle obbligazioni Lehman. Con il fallimento della banca, vengono allo scoperto le perdite relative per i sottoscrittori: l’esposizione complessiva delle famiglie italiane, per i titoli posseduti direttamente e per quelli presenti nei portafogli dei fondi comuni e dei fondi pensione, è, secondo le cifre disponibili, di circa 1,8 miliardi di euro. Bisogna anche ricordare la questione delle polizze di assicurazione index linked e collegate sempre ai titoli Lehman, l’esposizione relativa dovrebbe ammontare a circa 1,27 miliardi di euro. L’Unipol si è impegnata a restituire interamente le perdite alla sua clientela, mentre altre società sono state più vaghe.
Nessuno sa infine quanti dei credit default swaps, contratti della categoria dei derivati che scommettevano sul fatto che la Lehman non sarebbe fallita – un totale mondiale pari a circa 400 miliardi di dollari – siano nelle mani di istituzioni finanziarie nazionali.
Già da molti anni l’economia italiana cresce poco e meno di quella degli altri paesi europei. A questo problema strutturale si aggiungono ora, oltre alle conseguenze dei comportamenti di un governo inetto ed inerte sul fronte anticongiunturale – i tagli previsti per il prossimo anno avranno per lo più un effetto deprimente – anche le conseguenze della crisi. Tra l’altro, nonostante se ne parli poco, il sistema bancario sta notevolmente riducendo le concessioni di credito al settore produttivo, mentre alcuni comparti, come l’edilizia e le auto, andranno comunque giù forse in misura molto rilevante.

Tags assegnati a questo articolo: crisi

Mail_long
11 ottobre 20 ottobre 4 novembre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abbonati abdul abiti puliti aborigeni Abruzzo acqua Afganistan Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids alitalia alta velocità altra economia altra politica altraeconomia Amazzonia ambiente America latina Americhe 2004 animalisti Annapolis antifascismo antimafia antimafia sociale Antiproibizionismo antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api aprilia Argentina Armenia armi Atene 2006 atomiche auser Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Bamako banca Banca mondiale Bangladesh banlieues basi basi militari Basilicata bene comune beni comuni Bergamo bilanci partecipativo biocarburanti biodiversità biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein bollywood Bologna Bolzano borse Brasile brimania Britel Bulgaria bussolengo Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Camerun Campania cantautore cantieri cantieri sociali Caracas Caracas 24/29 gennaio carbone carcere carovita carta Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiaiano chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro Cisgiordania città cittadinanza clandestini clandestino clima Colombia comboniani commercio commercio equo commercio equo. decrescita comuni comunicazione Congo conoscenza consumi