La crisi finanziaria si abbatte sul Sud

I governi occidentali hanno stanziato per salvare le banche più di mille volte più di quanto sarebbe necessario per rispettare gli Obiettivi di sviluppo del millennio dell'Onu, ridurre la mortalità infantile e garantire l'accesso universale all'istruzione primaria.

Pubblichiamo un articolo tratto dall’ultimo numero della rivista di Mani Tese. I prossimi 1 e 2 novembre Mani Tese ha organizzato il convegno «Gli equilibri della fame. La cooperazione è la risposta», a Riva del Garda, per discutere delle prospettive dei rapporti tra Nord e Sud del mondo.

Cento milioni di persone stanno ripiombando sotto la soglia della povertà estrema. Questa, a detta della Banca mondiale, è una delle conseguenze dell’attuale crisi finanziaria, in particolare della bolla dei prezzi delle materie prime e della loro estrema volatilità. Sempre secondo la Banca mondiale, nell’ambito degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio per garantire l’istruzione primaria a tutte le bambine e i bambini del mondo servirebbe un impegno addizionale compreso tra i 10 e i 30 miliardi di dollari l’anno.
Per ridurre di due terzi la mortalità infantile occorrono tra i 20 e i 25 miliardi. Negli ultimi anni la comunità internazionale non è stata in grado di trovare tali somme, e allo stato attuale gli Obiettivi del Millennio non verranno raggiunti entro la data prevista del 2015. Per accorrere in soccorso al sistema finanziario, la settimana scorsa gli Usa hanno varato un piano di aiuti da 700 miliardi di dollari. I Paesi europei hanno risposto con circa 1.800 miliardi di euro stanziati per salvare le nostre banche.
Considerando l’insieme dei meccanismi finanziari internazionali, si scopre che negli ultimi anni si è verificato un flusso netto di risorse dai Paesi del Sud verso quelli del Nord. I soli flussi illeciti, legati all’elusione e all’evasione fiscale e alla fuga di capitali, che ogni anno dai Paesi del Sud emigrano verso le nazioni occidentali e i paradisi fiscali sono stimati tra i 500 e gli 800 miliardi di dollari all’anno, una cifra di quasi un ordine di grandezza superiore al totale della cooperazione internazionale che segue la direzione opposta. La componente principale di questa somma è dovuta a motivi commerciali, ovvero all’elusione fiscale delle imprese transnazionali del Nord che operano nei Paesi del Sud.
Confrontando l’ammontare del debito estero con lo stock della fuga di capitali, si scopre
che negli ultimi trent’anni l’Africa è creditrice netta di capitali rispetto al resto del mondo, e al Nord in particolare. In questo discorso non vengono considerate le conseguenze di accordi commerciali e sugli investimenti pesantemente sbilanciati in favore dei Paesi più ricchi; l’enorme debito ecologico che queste nazioni hanno nei confronti di quelle più povere per lo sfruttamento delle loro materie prime e per il problema dei cambiamenti climatici; l’impatto sui Paesi poveri di un mercato dei cambi che ha raggiunto i 3.200 miliardi di dollari al giorno e che causa un’enorme volatilità e instabilità; il ruolo delle istituzioni internazionali, a partire dal Fondo Monetario Internazionale, nell’imporre politiche disastrose al Sud.
Riassumendo: da anni i più poveri del pianeta finanziano i nostri consumi. Questi consumi sono alla base dei cambiamenti climatici che colpiscono in primo luogo i contadini e le fasce più povere della popolazione degli stessi Paesi del Sud. A causa del nostro sistema finanziario, una crisi senza precedenti li sta trascinando ancora di più nella povertà. Per salvare questo stesso sistema finanziario, in pochi giorni i governi occidentali hanno stanziato una cifra circa 100 volte superiore a quella che, da anni, inutilmente, viene richiesta per fare uscire milioni di esseri umani dalla povertà estrema.
Non c’è che dire. Un vero e proprio trionfo del modello economico e finanziario che
abbiamo imposto al mondo negli ultimi decenni, ovviamente con l’unica finalità di aiutare i Paesi più poveri e il loro «sviluppo».

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