Gayle Williams, una cooperante con doppia cittadinanza britannica e sudafricana, è stata uccisa a Kabul da due killer in motocicletta che l’hanno affiancata nei pressi dell’università. Williams lavorava per la Ong «Serve Afghanistan», che si dedica a programmi di istruzione e assistenza ai disabili. Secondo il comunicato con cui i talebani hanno rivendicato l’omicidio, però, l’Ong sarebbe stata responsabile di «diffondere il cristianesimo in Afghanistan». Gayle Williams, secondo i guerriglieri fondamentalisti, sarebbe stata una spia «crociata». L’omicidio, avvenuto a Kabul e in pieno giorno, aveva anche un altro obiettivo: dimostrare che la polizia afghana e le forze militari internazionali non controllano nemmeno le strade della capitale. Ad agosto, in un raid simile, tre cooperanti della Ong International Rescue Commitee sono stati uccisi a Kabul. Colpire i cooperanti è parte della strategia dei talebani per ridurre l’impatto dei già pochi fondi spesi dai governi occidentali per la ricostruzione dell’Afghanistan. Una strategia semplice, brutale ma molto efficace anche rispetto ai media.
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