E’ toccato al governatore della Banca d’Italia Mario Draghi interrompere l’incantesimo che per tre giorni aveva riportato in positivo gli indici della Borsa di Milano. In audizione al Senato, Draghi ha parlato di una recessione dura, del rischio di contrazione del credito per le imprese, della mancanza di segnali di una ripresa produttiva. Il governatore di Bankitalia ha ovviamente difeso il sistema bancario italiano, «fondamentalmente sano», ma ha anche lanciato l’allarme sul rischio che gli effetti «reali» della crisi finanziaria si scarichino soprattutto sulle famiglie e sui cittadini: «Dopo il calo del Pil nel secondo trimestre i più recenti indicatori confermano segnali negativi per i prossimi trimestri. Calano i consumi delle famiglie sotto il peso dell’erosione del reddito disponibile, a causa dell’inflazione e dell’aumento del servizio al debito». Le parole di Draghi sono state confermate dalle previsioni negative del Fondo monetario internazionale, che ha confermato per il 2009 che l’economia italiana potrebbe contrarsi dello 0,2 per cento. Il Fmi non abbandona le sue ricette monetariste e quindi raccomanda ai paesi dell’euro di abbassare i tassi di interesse, per compensare il rallentamento dell’inflazione ed evitare che diventi una stagflazione.
Alle parole di Draghi e alle previsioni del Fmi, la Borsa di Milano ha reagito portandosi in negativo.
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