Il sud del mondo è un fumetto. I venticinque anni del Cospe

Da 25 anni si occupano di sovranità alimentare, diritti delle donne, scuola e lavoro con circa 150 progetti in oltre 40 paesi con un impegno che coniuga cooperazione internazionale e informazione locale, campagne di aiuto diretto e promozione dei diritti. E’ un bilancio senz’altro positivo quello che il Cospe, ong fiorentina con sede anche a Bologna, presenta quest’anno in occasione del quarto di secolo di attività. Per l’occasione è stato istituito anche un concorso riservato ai nati nel 1983 con l’obiettivo di raccogliere «immagini, visioni, suggestioni» su questi anni di impegno «al fianco delle popolazioni del sud del mondo, per il dialogo interculturale, lo sviluppo equo e sostenibile, i diritti umani» [termine ultimo il 15 novembre: tutte le informazioni su www.cospe.org].
«La scelta di promuovere un concorso che riguardi il fumetto, la grafica e il video – ci racconta Fabio Laurenzi, presidente del Cospe – deriva dal fatto che negli ultimi anni siamo stati particolarmente attivi nell’usare questi strumenti per comunicare sui nostri temi». Una scelta che fa del Cospe un’esperienza originale nel panorama della cooperazione italiana anche per il proprio impegno sul territorio. «Fin dalla nostra nascita abbiamo unito l’impegno nei paesi in via di sviluppo con quello in Italia e in Europa occupandoci di temi come le pari opportunità, l’antirazzismo, la multiculturalità costruendo reti con altre associazioni e identificando collaboratori affidabili nei paesi del sud del mondo ai quali affiancarci offrendo sostegno e i finanziamenti delle istituzioni: l’Ue e il ministero degli Affari esteri, ma anche enti locali».
Un lavoro di rete che ha portato il Cospe tra i soci di Banca etica, nell’Osservatorio Italiano Lotta all’Aids e nell’Associazione italiana per il turismo responsabile. E poi ci sono i progetti ed i partenariati internazionali. «Non inseguiamo una logica emergenziale – continua Fabio Laurenzi – anche se sappiamo che spesso dietro questi progetti ci sono molti soldi. Preferiamo il lavoro continuativo con le organizzazioni della società civile nei paesi dove operiamo. Per sempio in Senegal dove lavoriamo con i contadini dell’area sahariana sostenendoli nelle necessità produttive e nei negoziati commerciali in Africa e in Europa. Oppure in Somalia dove un lavoro di anni con le donne ha fatto nasce la Somali Women Agenda, una rete di organizzazioni femminili che rappresenta più di 50.000 donne su una piattaforma politica che le rende protagoniste della vita economica e sociale». Del progetto se ne parlerà al Festival della Creatività a Firenze dal 23 a 26 ottobre nell’ambito della campagna intitolata «Più donna meno guerre» con un forte impegno contro le mutilazioni genitali femminili che in quella zona sono ancora molto diffuse.
«Poi c’è l’India – prosegue Laurenzi – dove da quindici anni lavoriamo con i rifugiati tibetani. E ancora la Cina con un progetto sull’educazione primaria della minoranza etnica miao nato in collaborazione con le comunità cinesi in Toscana. Oppure Mostar, in Bosnia, dove abbiamo cercato di ricostruire il tessuto sociale aiutando la nascita di piccole e medie imprese multietniche. Oppure Argentina, Uruguay e Brasile dove cerchiamo di aiutare la cooperazione sociale con lo scambio di buone pratiche tra l’Italia e quei paesi». E poi c’è l’impegno per la multiculturalità e contro il razzismo. Dal 2001 il Cospe aderisce alla Rete europea d’informazione sul razzismo e la xenofobia per la quale ha curato un rapporto un rapporto sui fatti di Ponticelli e le discriminazioni contro i rom in Italia. «Un problema – ci racconta ancora Laurenzi – che cerchiamo di affrontare al partire dal modo in cui i media parlano dei migranti. Per questo facciamo parte anche della Fondazione More color in the media e promuoviamo una piattaforma nazionale dei media multiculturali che riunisce giornali, videomaker e singoli giornalisti stranieri che organizzerà un convegno il 12 e 13 dicembre a Bologna».

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