Una notte di festeggiamenti ha salutato l’accordo, raggiunto ieri a La Paz, tra il governo boliviano guidato dal presidente Evo Morales e l’opposizione parlamentare raccolta attorno al partito Podemos, dell’ex presidente Tuto Quiroga. L’accordo sembra aver sbloccato l’impasse politica in Bolivia, maturata attorno alla questione della nuova costituzione, approvata a maggioranza dal Mas e osteggiata tanto dall’opposizione parlamentare quanto dai movimenti separatisti delle ricche province dell’est del paese. L’accordo prevede che il referendum di ratifica della costituzione – per il quale è già partita la campagna elettorale – si terrà a gennaio del 2009 e alla fine dello stesso anno ci saranno nuove elezioni presidenziali. Punto chiave dell’accordo è stato l’impegno assunto da Morales di concorrere solo per un altro mandato quinquennale e non per due come prevede la nuova costituzione, che, secondo gli oppositori, gli avrebbe dato troppi poteri.
Nonostante l’accordo abbia in qualche modo disinnescato la protesta delle ali più dure dei movimenti separatisti, la rivelazione di alcuni documenti che legano esplicitamente gli Stati uniti ai «civicos» rischia di far salire la tensione in un paese tutt’altro che pacificato. La campagna elettorale per il referendum potrebbe essere l’occasione per nuove esplosioni di violenza, come quelle che hanno portato, poche settimane fa, al massacro di decine di contadini nella provincia del Pando. Il referendum potrebbe fotografare ancora una volta una spaccatura tra l’Altopiano occidentale, favorevole a Morales, e le pianure orientali, ostili al presidente.
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