La guerra si espande raid dopo raid

Il lato pakistano della frontiera con l’Afghanistan è sempre di più «teatro di operazioni», come la provincia di Helmand o la stessa Kabul. Gli aerei senza pilota statunitensi hanno colpito di nuovo, all’alba [ora italiana] di lunedì nel Waziristan del sud, una delle province della frontiera pakistana. Le vittime del raid sono almeno 20 tra cui, secondo l’intelligence statunitense, un «alto comandante» dei talebani, Mohammed Omar, la cui casa sarebbe stata centrata in pieno da un missile. Negli ultimi mesi, secondo l’emittente britannica Bbc, almeno 80 persone, in gran parte civili, sono stati uccisi dai raid statunitensi in territorio pakistano.
Dall’altro lato del fronte non sono stati aerei senza pilota ma elicotteri d’assalto a uccidere in Siria almeno nove persone. L’attacco, avvenuto nella notte tra domenica e lunedì, ha colpito il villaggio di Abu Kamal, al confine tra Siria e Iraq. Secondo gli Usa, era una zona usata dalla guerriglia irachena, ma il governo di Damasco ha protestato contro «l’atto di aggressione». Secondo Damasco, gli Usa avrebbero dovuto fornire le prove della presenza di guerriglieri ad Abu Kamal e lasciare che fosse l’esercito siriano a intervenire anzichè «applicare la legge della jungla». Il governo iracheno, invece, ha confermato la versione statunitense dicendo che quell’area era usata come «trampolino di lancio» per operazioni di guerriglia in Iraq.

Tags assegnati a questo articolo: Usa, Iraq, Siria, Pakistan

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