Tokyo, Mumbai, Hong Kong, Shanghai, Manila chiudono con perdite tra il 6 e il 12 per cento. A Bucarest sospese le contrattazioni per eccesso di ribasso. Le borse europee tutte negative e Joaquin Almunia avverte: «La crisi durerà almeno un anno».
L’apertura della settimana finanziaria offre un altro bollettino drammatico. Tokyo ha chiuso le contrattazioni con una perdita di oltre il 6 per cento e l’indice Nikkei ha segnato il minimo da oltre un quarto di secolo. L’ennesimo tonfo giapponese ha contagiato le principali borse asiatiche: Hong Kong ha chiuso a -12,70 per cento; Shanghai a -6,3 per cento; Manila -12,3 dopo che una delle principali banche filippine ha rivelato i dati dell’impatto del fallimento della Lehman Brothers sui suoi assets. In India, l’indice Sensex della borsa di Mumbai ha segnato una perdita superiore al 6 per cento, tornando ai livelli del novembre 2005. Unico mercato in positivo quello della borsa di Seul, +0,8 per cento a causa dell’annuncio della banca centrale coreana del taglio dello 0,75 per cento del tasso ufficiale di sconto, sceso dal 5 al 4,25 per cento.
L’apertura dei mercati europei ha confermato l’ondata di ribassi. Fin dalla mattina tutti gli indici delle principali borse del continente sono andati in negativ, con punte vicine al -6 per cento a Parigi. A Bucarest sono state sospese le contrattazioni dopo che la borsa segnava un ribasso del 13 per cento. A Milano, le vendite hanno colpito molto duramente il titolo Fiat che ha perso quasi il dieci per cento.
E intanto, i dati che arrivano dai paesi più colpiti dallo tsunami finanziario non fanno che confermare il «contagio»: dai portafogli degli investitori, la crisi si è trasferita sul piano «reale». In Gran Bretagna, per esempio, i prezzi delle case sono scesi a ottobre del 7,3 per cento, il calo più consistente degli ultimi sette anni. In Islanda, invece, si profila una situazione «latinoamericana», con l’inflazione che comincia ad andare fuori controllo: nell’ultimo mese, l’indice generale dei prezzi è salito di oltre il 15 per cento. Il crollo delle borse e la aspettative di peggioramento generale della situazione economica, trascinano verso il basso sia il prezzo del petrolio che le quotazioni dell’euro rispetto al dollaro. Un barile di Brent vale meno di 60 dollari, nonostante il taglio della produzione di un milione e mezzo di barili deciso dall’ultimo vertice dell’Opec a partire dal primo novembre.
Che la crisi non sia solo un ciclone passeggero, «arginato» come aveva detto il ministro dell’economia Giulio Tremonti qualche giorno fa, lo hanno confermato le parole del commissario europeo agli affari monetari Joaquin Almnuia. Intervenuto in una linea diretta con i lettori del quotidiano spagnolo El Paìs, Almunia ha parlato di una crisi che «durerà almeno un anno» e che richiede per essere affrontata un maggiore coordinamento tra i governi europei ma anche «interventi strutturali» in vari campi, da quello della regolazione finanziaria dei mercati fino al mercato del lavoro. Con un obiettivo che Almunia indica come «orientarsi verso un modello di sviluppo più sostenibile dal punto di vista ambientale, demografico e di bilancio». Un obiettivo che può essere raggiunto solo coordinando le decisioni dei paesi europei, anche se ovviamente ciascuno stato membro rimane libero di decidere come applicarle. E a proposito di misure anti-crisi, il primo ministro britannico Gordon Brown ha annunciato che nelle prossime settimane, «poiché l’inflazione è sotto controllo», la Banca d’Inghilterra potrebbe decidere di tagliare ancora il tasso d’interesse. Un modo per sostenere i consumi che però in assenza di nuove regole rischia di ridare vigore alla spirale dell’indebitamento di banche e cittadini, nonché di alimentare nuove bolle speculative, stavolta al ribasso. Anche il presidente della Banca centrale europea Jean Claude Trichet ha ipotizzato un taglio del tasso d’interesse nei paesi dell’area dell’euro. Il taglio potrebbe avvenire il 6 novembre. La notizia però non è bastata a risollevare le borse. Alle ore 16 l’indice Mibtel segnava un ribasso vicino al 4 per cento, in linea con le altre borse europee.
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