Erano da poco passate le sette, questa mattina, quando la nave Dignity, partita da Cipro all’alba con il suo carico di attivisti contro l’assedio e di medicinali per gli ospedali della Striscia, è entrata nelle acque territoriali palestinesi, controllate dalla marina militare israeliana. La marina aveva minacciato di bloccare la nave, ma dopo un controllo durato alcuni minuti, la Dignity ha potuto proseguire, per attraccare, poco dopo le otto, nel porto di Gaza. La prima tappa della carovana di attivisti sono stati proprio gli ospedali della Striscia, che subiscono le conseguenze del blocco israeliano e scarseggiano di medicinali e materiali sanitari.
Lo scorso 23 agosto il governo israeliano, per ragione di opportunità politica, lasciò passare la Free Gaza e la Liberty, i pescherecci riadattati dai quali sbarcarono nel porto di Gaza 44 attivisti internazionali, tra i quali l’italiano Vittorio Arrigoni e la giornalista inglese Lauren Booth, cognata dell’ex premier britannico Blair. Anche questa volta, nonostante le minacce arrivate attraverso un anonimo funzionario della marina militare dalle colonne del Jerusalem Post, il governo israeliano – in piena crisi di legittimità e alle prese con la questione delle elezioni anticipate – ha preferito evitare di creare un caso internazionale bloccando la Dignity. Tra i passeggeri della Dignity ci sono un premio Nobel per la pace, Mairead Maguire, un deputato arabo israeliano, Jamal Zahalka, e un parlamentare palestinese, Mustafa Barghuti. Presenti anche tre attivisti italiani – Vilma Mazza e Marco Giusti dell’associazione Ya Basta e il tenore Joe Fallisi, nonché cinque medici europei. «Andiamo a Gaza per confermare alla popolazione palestinese il nostro impegno e la nostra determinazione. Vogliamo inoltre sollecitare i governi occidentali a non rimanere in silenzio di fronte alle sofferenze di donne e bambini», ha spiegato Maguire. Da parte sua, Vilma Mazza ha insisto sulla necessità di «rompere il silenzio della politica internazionale sulla punizione collettiva che si sta infliggendo a un intero popolazione. Deve essere garantita la possibilità di entrare e uscire da Gaza liberamente ai palestinesi e a tutti i cittadini del mondo».
Attraversare il mare per rompere il muro di silenzio che accerchia e assedia. E’ l’obiettivo degli attivisti di Free Gaza Movement, associazione attiva da anni nei territori occupati palestinesi, che promuove il viaggio della Dignity. La scelta di arrivare a Gaza dal mare serve anche a richiamare l’attenzione sulla situazione dei pescatori palestinesi, ai quali la marina israeliana impedisce di poter uscire in mare. Il viaggio della Dignity si può seguire su www.globalproject.info






