Migliaia di persone hanno manifestato nella capitale siriana Damasco contro gli Stati uniti, accusati di aver condotto due giorni fa un raid con elicotteri d’attacco contro il villaggio di Abu Kamal, al confine con l’Iraq. Nell’attacco, che gli Stati uniti non hanno né confermato, né smentito, sono morte otto persone, anche se secondo il governo iracheno – che ha comunque criticato l’incursione – sarebbe stato colpito un network legato ai gruppi jihadisti attivi in Iraq. Poliziotti in tenuta antisommossa circondavano questa mattina l’ambasciata statunitense a Damasco, chiusa per motivi di sicurezza. Il governo siriano ha definito l’attacco «un atto di terrorismo» e ha chiesto da Washington delle scuse ufficiali. Il raid, secondo Damasco, era totalmente ingiustificato. L’obiettivo dell’incursione sarebbe stato Abu Ghadiya, già luogotenente di Abu Musab al-Zarqawi, accusato di aver fatto entrare in Iraq migliaia di combattenti jihadisti. Abu Ghadiya sarebbe stato ucciso nel raid, ma secondo Damasco non ci sono prove né della sua presenza in Siria, né delle sue attività, né della sua morte.






