Alessandra Zendron commenta i risultati delle elezioni nella provincia autonoma di Bolzano e prova a spiegarne i retroscena sociali. La crisi di un modello «etnico» di autonomia, senza che ci sia qualcosa di altrettanto efficace per rimpiazzarlo?
«Blaue Auge für die Svp», un occhio nero per la Svp, ha titolato il quotidiano Dolomiten, il giorno dopo la conta delle elezioni per il consiglio della Provincia autonoma di Bolzano, lo scorso 26 ottobre. Eppure segretario del partito e presidente della giunta avevano tirato un sospiro di sollievo: gli ultimi rilevamenti delle intenzioni di voto prevedevano un crollo dei consensi. Invece la Svp ha mantenuto la maggioranza assoluta dei seggi, 18 su 35, perdendone 3, pur calando in percentuale dal 55,6 al 48. Perché dunque Pichler Rolle, l’ambiguo segretario politico, è costretto alle dimissioni? La domanda è: come farà la Volkspartei a continuare sulla propria linea etnica separatista, se una quota non insignificante dei suoi consensi è di voti italiani, chiesti in nome della stabilità e dati in abbondanza, per disgusto dei partiti importati e senza programma, e per timore dell’ondata di destra tedesca?
Alla Svp sono sfuggiti i voti dei giovani e dei lavoratori dipendenti, che sono gli attori del trionfo dei Freiheitlichen, da due a cinque consiglieri, con 32 mila preferenze per Pius Leitner. Voti giovani, e voti di punizione per la Svp, che ha portato in passato benessere e sicurezza ai sudtirolesi, ma non è stata capace di adeguarsi ai tempi, e con la sua forma di partito di raccolta è oggi un impedimento alla nascita di un vero pluralismo e di una democrazia normale. Ha allevato le nuove generazioni in un’identità etnica e chiusa e quest’ondata nera ne è il frutto amaro. Con lo stesso programma, – autodeterminazione e ostilità verso gli immigrati – hanno ottenuto mandati altri tre partiti di destra estrema, Südtiroler Freiheit, il nuovo partito di Eva Klotz, con il delfino in odore di neonazismo, l’Union e la Lega Nord Südtirol. I Verdi e il Bürgerforum sono sconfitti e più confusi di prima, lontani dai giovani. Il progetto interetnico che avrebbe dovuto costituire l’alternativa al modello separatista della Volkspartei è stato abbandonato prima dai suoi dirigenti e poi dal popolo.
Fra gli italiani, alte percentuali di astensioni, effetto dello sconcerto di un panorama partitico frammentato su base personale. Il Pdl, attestato su una linea di nazionalismo sfegatato e ridicolo in confronto al sentire moderato della popolazione italiana, ha avuto un crollo, ottenendo meno dei voti che nel 2003 aveva la sola An. Lo sconsolante panorama di una destra fuori del tempo viene completato dal seggio di Unitalia. Il Partito democratico ha fatto due eletti perdendo poco, ma perdendo tutto il centro cattolico.
I voti dati alla Svp sostengono un partito in cui gli Arbeitnehmer, l’ala sinistra, sono stati sconfitti duramente. Nel paese del bengodi il partito ha trascurato i deboli, e i lavoratori sono transitati verso la destra [nazionalista], come anni fa gli operai italiani erano transitati per motivi etnici verso il Msi. Con la contraddizione che i tre nuovi eletti dei Freiheitlichen sono tutti imprenditori. Gli eletti della Svp sono di destra [economica] e già la senatrice Thaler Ausserhofer, che votava con Berlusconi quando il partito appoggiava Prodi, ha annunciato battaglia.
Le liste erano 15. I candidati e le candidate erano 400. I presidenti di seggio avevano i blackberry, telefonini speciali, che hanno permesso di dare il risultato in tempi brevissimi. Durnwalder governerà ancora cinque anni ed è troppo vecchio per cambiare. Senza cambiamenti fra cinque anni i Freiheitlichen, partito legato al Bzoe di Haider, saranno il primo partito.
Tags assegnati a questo articolo: Bolzano






