Barack Obama vincerà queste elezioni presidenziali perché è riuscito a giocare una partita doppia. Da una parte, ha saputo sfruttare la sua esperienza di “organizzatore di comunità” a Chicago. Ha vinto le primarie utilizzando lo slogan “Yes we can” mutuato dal “Sì se puede” del movimento dei migranti latinos. Per la prima volta i giovani statunitensi si sono mobilitati per sostenere una candidatura, è nato un vero e proprio movimento dal basso che ha costretto l’establishment (soprattutto quello del suo partito) a prendere atto della sua irruzione sulla scena. Contemporaneamente, Obama ha fatto ciò che (in piccolo e in un contesto diverso) hanno fatto i serial-leader europei di nuova generazione (Berlusconi e Sarkozy in primis). Non ha cercato di costruirsi un ruolo in una rappresentazione ma ne ha creato una tutta sua, costringendo il suo principale avversario a giocare da comprimario. Il volto di Obama è un’icona pop come Marylin o Che Guevara. Lo stencil con la faccia di Obama e la scritta “Hope”, “Speranza”, è il simbolo di un doppio movimento, dal basso e dall’alto. Il movimento dei giornali più autorevoli e dello starsystem e quello della gente dei quartieri più degradati.
Obama vincerà perché la crisi economica impone un cambiamento di rotta. Il Grande crollo della finanza neoliberista ha chiuso il ciclo che si era aperto negli anni settanta. Persino gli addetti agli scaffali delle librerie di Manhattan se ne sono accorti. Nella sezione “crisi” saggi sulla crisi energetica, sul tracollo finanzario e sulla catastrofe ambientale. Obama vincerà perché gli americani hanno capito che la Tempesta perfetta è il frutto del precipitare di economia e ambiente e voteranno per uno che promette la creazione di un fondo di 150 miliardi di dollari per lo sviluppo dell’energia sostenibile, con l’obiettivo di ridurre dell’80 per cento le emissioni di gas nocivi.
È finita la sbornia liberista, per questo Obama propone un sistema assicurativo sanitario nazionale, con la copertura obbligatoria per i bambini, e tagli fiscali solo alle famiglie con reddito inferiore a 250.000 dollari e un aumento delle imposte ai redditi più alti. Obama vincerà perché la guerra multilaterale che propone appare il male minore rispetto alla guerra infinita di George W. Bush.
Quando vincerà le elezioni, probabilmente il primo presidente nero degli Usa penserà a Miss Saltzman, la militante democratica di Chicago che quando lo vide, anni fa, pensò “quest’uomo diventerà presidente” e lo presentò a David Axelrod, ex giornalista e stratega (bianco) specializzato nel far eleggere politici afroamericani, a cominciare dal sindaco di Chicago Harold Washington.
Bill Ayers era uno dei leader dei Weatherman underground, organizzazione di bombaroli pacifisti che fece esplodere i simboli del potere durante la guerra in Vietnam senza provocare vittime. I repubblicani hanno usato il suo sostegno a Obama (sono stati visti chiacchierare) come spauracchio per l’elettorato moderato. Ayers oggi si occupa di programmi educativi, l’altro giorno ha tenuto a un’affollata lezione. Al coordinatore che gli chiedeva sarcastico: “Sto parlando con te, signifca che non potrò mai diventare presidente degli Stati uniti?”, lui ha risposto strappando gli applausi della platea: “No, significa che puoi vincere”.






