Perché vincerà McCain

C’è solo una cosa che ha messo d’accordo i rumorosi sostenitori di Barack Obama e la maggioranza silenziosa che voterà per John McCain: il fatto che il 20 gennaio del 2009 si festeggerà la fine dell’era Bush. Tutti attendono quella data per scrollarsi di dosso le sconfitte militari e la crisi economica e cominciare con questo rassicurante vecchietto, un “maverick”, un cane sciolto dello schieramento conservatore che è riuscito a accreditarsi come una rottura tranquilla rispetto a Bush il Piccolo. McCain vincerà perché l’insinuazione costante sul fatto che Barack Obama sia nient’altro che un “socialista”, cioè uno che punta nientemeno che alla “redistribuzione delle ricchezze” (non ricorda la caccia a quel “comunista” Prodi di Berlusconi?) è riuscita a diventare senso comune più del sogno di Obama. McCain vincerà perché l’idraulico Joe, la macchietta dell’aspirante self made man bianco, vale più di un esercito di rockstar e primedonne hollywoodiane e perché gli argomentati editoriali del New York Times sulla necessità di una riforma della sanità valgono molto di meno della vignetta del New York Post contro Obama.
Pur rappresentando il lato conservatore dei repubblicani, il senatore dell’Aizona ha fatto spesso parlare di sè per le sue posizioni liberal su temi come immigrazione, energia e persino su alcune questioni ambientali. E dopo aver perso le primarie del 2000, McCain si è imposto da subito in quelle del 2008, basando la sua campagna elettorale dosando gli ingredienti della “tradizione” e del “rinnovamento”. McCain propone un liberismo temperato che stuzzica l’individualismo degli americani: una riforma del sistema finanziario e bancario, con la creazione di organi di controllo statali e la revisione del piano di emergenza finanziario bipartisan varato il mese scorso. Propone l’abolizione delle imposte agli assegni di disoccupazione e taglio alle imposte su reddito da capitale. Ha addirittura accusato Obama, a un certo punto, di essere un guerrafondaio e di progettare un attacco al Pakistan.
Le polemiche su Bill Ayers, leader dei Weathwermen e sostenitore di Obama, probabilmente non sono servite a spaventare solo l’elettorato moderato. I movimenti neri non hanno mai visto di buon occhio quel gruppo di situazionisti del tritolo considerati “borghesi”. McCain vincerà perché Obama non è riuscito a mobilitare fino in fondo gli afroamericani e le minoranze, ha evocato i movimenti sociali ma poi si è subito trasformato in un paludato politico come tutti gli altri. Perché questa è l’ennesima dimostrazione del fatto che le elezioni si vincano al centro è una leggenda, come dimostra la scelta di puntare su Sarah Palin per raccogliere il voto di protesta dell’America profonda. Il senatore dell’Illinois ha condotto la seconda parte della sua campagna elettorale col freno a mano tirato e ha perso il sostegno di una massa enorme di persone già in partenza diffidenti verso le elezioni. Da questa parte in molti si ricordano di quando la polizia intimoriva i neri che andavano a registrarsi sulle liste elettorali con la bandiera a stelle e strisce sulle spalle.
McCain, infine, vincerà perché non basta prendere moltissimi voti (è ciò che fece già Kerry, anche se molti se ne dimenticano). I sondaggi cvhe danno Obama in vantaggio non tengono conto dell’organizzazione sul territorio, che favorisce i repubblicani. Se i democratici hanno vinto in Virginia l’ultima volta nel 1964 non può essere un caso. La differenza continuano a farla gli stati conservatori Missouri, Montana, North Dakota, Indiana, North Carolina, Georgia e Arizona e perché Obama non è riuscito a sfondare in Florida e Ohio.

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