Il vertice di Vichy o l'«integrazione» all'europea

i ventisette ministri europei incaricati dell’immigrazione si sono riuniti a Vichy, in Francia ieri e oggi, per la terza conferenza europea sull’integrazione. Si sono accordati su una serie di «misure concrete per riuscire l’integrazione» ha annunciato il ministro francese dell’immigrazione e dell’identità nazionale. Ma il vertice serviva sopratutto ha discutere dell’agenzia Frontex, una incaricata di bloccare i migranti che cercano di raggiungere l’Europa e rinchiuderli dentro i Centri di identificazione ed espulsione e dotata di imbarcazioni ed elicotteri. Poi i ministri europei hanno votato ufficialmente il «patto europeo per l’immigrazione» ratificato il 16 ottobre. Il patto, una delle priorità della presidenza francese dell’Unione europea, assomiglia alla politica condotta in Francia dal presidente Nicolas Sarkozy contro i migranti sans papiers. Prevede di organizzare l’immigrazione legale e lottare contro l’immigrazione irregolare, rinforzare il controllo delle frontiere e costruire un’Europa dell’asilo. In realtà, il patto ultima l’Europa fortezza e si concentra sulla lotta all’immigrazione irregolare e gli accordi di riammissione con i paesi di provenienza dei migranti.
La città simbolo del petainismo ha accolto anche un controvertice promosso dal Collettivo per un’europa rispettosa dei diritti umani creato per l’occasione e al quale aderiscono diversi partiti di sinistra, sindacati, organizzazioni e associazioni. Ieri circa duemilacinquecento persone hanno partecipato a un corteo. Molti attivisti non sono arrivati in tempo per la manifestazione, bloccati dalla polizia.

Tags assegnati a questo articolo: intercultura, globalizzazione, migranti

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