Medici senza frontiere accusa il governo italiano di non aver fornito spiegazioni per il mancato rinnovo del protocollo d'intesa che consente all'organizzazione di operare a Lampedusa e garantire cure mediche a migliaia di migranti che sbarcano sull'isola.
Non interessa la polemica, agli attivisti di Medici Senza Frontiere Italia che giovedì 5 novembre, hanno tenuto nella loro sede a Roma, una conferenza stampa sul rifiuto da parte del Ministero degli Interni di rinnovare il Protocollo d’intesa e il permesso necessario perché Msf a Lampedusa. Per questo rifiuto, l’organizzazione è stata costretta, il 31 ottobre, ad abbandonare l’isola dove dal 2002 offriva assistenza sanitaria alle migliaia di migranti che ogni mese vi sbarcano.
Si cerca di tenere fuori dalla porta la politica nel denunciare l’inspiegabile decisione del governo che ha continuato a rimandare per mesi il rinnovo del Protocollo, fino al rifiuto, il 13 ottobre, senza alcuna spiegazione o dichiarazione ufficiale. «Il 31 ottobre -
spiega Loris De Filippi, Responsabile progetti di Msf Italia – abbiamo abbandonato il molo dell’isola: fino a quando non ci verrà rinnovato il Protocollo non potremo in nessun modo tornare». La più grande organizzazione medico-umanitaria al mondo, presente in
oltre 60 paesi e vincitrice nel 1999 del premio Nobel per la pace, è stata messa in ginocchio dal nostro governo, in silenzio e per la seconda la volta. La prima era nel 2002, quando a Msf fu negato l’accesso al molo di Lampedusa in seguito alla pubblicazione di un rapporto «scomodo» sulle condizioni sanitarie dei migranti nei Centri di permanenza temporanea. Kostas Moschochoritis, direttore generale di Msf, e Loris De Filippi raccontano con semplicità la storia di una censura [la diffusione del rapporto fu interrotta] e di una violazione di Stato delle libertà democratiche: quella di esercitare la propria libera attività se consentita dalla legge e quella di ricevere assistenza sanitaria gratuita, garantita a quelle migliaia di migranti a cui Msf, dal 2002, ha offerto cure d’urgenza. «Fu necessario l’intervento dell’Onu perché potessimo tornare sull’isola – racconta De Filippi- Dovremo aspettare l’Onu anche questa volta?», chiede senza alcuna ironia. 4.550 migranti visitati da Msf dal 2005, 1.420 solo fra gennaio e ottobre di quest’anno: cifre che nell’ultimo anno sono spaventosamente salite, così come il numero di patologie che i medici si sono trovati a curare [ustioni, ipotermia, complicazioni osteomuscolari, stato confusionale] o il numero di pazienti delle cosiddette categorie vulnerabili: bambini, anziani, donne incinte: «Quest’anno ne sono sbarcate 151, negli anni scorsi era un fenomeno rarissimo», spiega De Filippi. Evitando i toni concitati, De Filippi si limita a constatare un fatto: «Le nuove politiche di deterrenza sono le principali cause dell’aumento di questi dati: i migranti preferiscono imbarcazioni più piccole rispetto al passato, meno intercettabili, e ovviamente più rischiose». «A fronte dell’aumento di questi dati – continua Moschochoritis – Qual è la logica secondo la quale non è necessaria la nostra presenza? Perché sarebbe questa, secondo Maroni, la ragione per la quale è stato negato il rinnovo del Protocollo, ragione che apprendiamo dai giornali, a noi non è stata concessa alcuna motivazione. Ci consiglia di recarci altrove: lo ringraziamo per questo consiglio, ma crediamo che siano necessarie delle competenze mediche per valutare là dove è più necessaria la nostra presenza: forse il ministro Maroni le possiede più di noi e nel caso ci scusiamo», continua Moschochoritis, concedendosi il lusso del sarcasmo. «Un’ultima cosa teniamo a sottolineare – conclude De Filippi – noi
operiamo in modo del tutto autonomo a livello finanziario e non siamo mai costati niente né al Governo né ad enti pubblici locali. Inoltre non abbiamo bisogno di lavoro, e abbiamo sempre preferito e insistito perché fossero le strutture sanitarie locali a occuparsi degli sbarchi. Ma è proprio in virtù della richiesta del nostro intervento da parte dell’assistenza sanitaria locale che abbiamo sempre operato. E che vogliamo tornare a farlo».
Tags assegnati a questo articolo: migranti






